La rete della solidarietà per i migranti pakistani alla Corte dei Miracoli

Sono una cinquantina i ragazzi tra i 18 e i 15 anni di origine pakistana che troviamo all’interno della Corte dei Miracoli. Centinaia gli indumenti, i prodotti per l'igiene personale e la cura raccolti per loro in queste settimane.

Di Simona Sassetti | 9 Settembre 2022 alle 19:48

1200 morti in soli due mesi, 4900 feriti, 436.000 abitazioni distrutte, 470.000 rifugiati e oltre 33 milioni di persone alla ricerca di aiuto, cure mediche e medicinali, tende, viveri, acqua. Sono i numeri della drammatica crisi ambientale in Pakistan. Cinquanta sono invece i ragazzi di origine pakistana che troviamo all’interno della Corte dei Miracoli e centinaia gli indumenti, i prodotti per l’igiene personale e la cura raccolti per loro in queste settimane. Numeri che raccontano un luogo di solidarietà, un piccolo porto sicuro dove le persone in difficoltà possono andare a cercare l’occorrente ma anche conforto, una doccia, libri da leggere, lezioni di italiano.

Qui si è creata una comunità – afferma Cassandra Rofi (Corte dei Miracoli) -. Studenti, ex impiegati e lavoratori, che hanno fatto tutti la rotta balcanica per arrivare fin qui, si sono uniti ai nostri volontari. Passano tante ore insieme, lavorano, si relazionano. Questi ragazzi dai 18 ai 25 anni hanno tutti un’umanità rara, ci hanno raccontato le loro storie piene di sofferenza. Sono qui perché cercano un posto sicuro e sicuramente per loro questo lo è” . E’, infatti, alla Corte dei miracoli che attendono ogni giorno di poter tornare in fila davanti alla questura per sperare in una risposta positiva alla richiesta dello status di rifugiato. Tante mattine trascorse senza la risposta sperata ma per qualcuno (pochi) di loro la speranza diventa realtà. Questa mattina, ci racconta un gruppo di giovani pakistani, due connazionali hanno ricevuto lo status e potranno iniziare un nuovo percorso di vita.

Da qualche mese siamo partiti con il progetto Sfollati dal Pakistan e il 30 settembre faremo anche una cena a sostegno del progetto – aggiunge Rofi –. Tantissimi senesi ci hanno donato scarpe, vestiti, giacchetti, generi di prima necessità, bagnoschiuma, rasoi, tutto ciò che può servire ad una persona che non ha niente. Quello che manca ancora, però, sono sacchi a pelo, scarpe comode e zaini. Quando arrivano tute e giacchetti c’è la corsa a prenderseli”, racconta proprio mentre due ragazzi hanno preso in mano qualche nuovo indumento appena arrivato.

La strada per loro, però, è ancora in salita. E’, infatti, altissimo il numero dei dinieghi da parte delle Commissioni territoriali rispetto al numero di arrivi. E nonostante la macchina dell’accoglienza, grazie a molte associazioni locali, si sia messa in moto, non esiste ancora una soluzione abitativa dignitosa per loro. Chi è qui dalle 18 (l’ora in cui le porte della Corte si chiudono) fino alla mattina seguente non ha un posto dove dormire. Niente, chiaramente, rispetto al lungo percorso fatto attraverso i Balcani  L’obiettivo di una meta sicura è l’unica speranza che ancora li tiene in piedi, nonostante tutto.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena e ora su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, poi Guccini, Gaber, gli hamburger vegani e le verdure in pinzimonio. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo.



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