Luci accese nei ristoranti, il flash mob contro la chiusura

"Fateci lavorare!". E' questo il grido dei ristoratori senesi, che questa sera lasceranno accese luci e musica nei propri locali, ma senza poter accogliere commensali

Luci e musica accese all’interno dei ristoranti, proprietari e dipendenti seduti ai tavoli apparecchiati ma senza clienti. E’ l’ennesimo atto simbolico che i ristoratori mettono in piedi per far sentire la loro voce che, se ascoltata, esprimerebbe amarezza. “L’accensione delle luci nei locali è per accendere le luci sopra la nostra difficoltà, che non può essere più sottaciuta” dice Davide Patrone, titolare della pizzeria Piripi.

Un flash mob, questa sera dalle 20 alle 22, nel rispetto delle regole, in segno di protesta contro la chiusura serale, una regola ormai in vigore da mesi, ma che i ristoratori proprio non capiscono. “Non capiamo per quale motivo non si possa aprire in sicurezza e rispettando i protocolli – prosegue Patrone – anche con dei controlli che giustamente ci devono essere”. “Se ci fai stare chiusi ci devi comunque dare la possibilità di avere dei ristori adeguati. Così non ce la facciamo” commenta Gianluca Terni dell’Osteria di Kamollia.

Fateci lavorare! Con tutti i controlli del caso. è questa la richiesta che accomuna tutti i ristoranti, anche chi non partecipa al flash mob. “Noi condividiamo alcune misure, anche vista la scarsa disponibilità di una parte sella popolazione che ogni volta che viene permesso un piccolo spiraglio di riapertura magari se ne approfitta – spiega Francesco Macinai del Bar Osteria Il Bargello – ma non condividiamo il fare di tutta l’erba un fascio. Il bar è una cosa, il ristorante un’altra: se vengono rispettate tutte le misure non capiamo come possa avvenire il contagio”. “Il flash mob non lo trovo utile, il discorso è un po’ più ampio – commenta Andrea Stopponi, del Ristorante San Desiderio – Se devo stare aperto a pranzo con tot persone non vedo perché non possa stare aperto la sera. Se sbaglio pago, se sono in regola fatemi lavorare il giorno e la sera”.

La preoccupazione più grande è per i prossimi mesi. non poter lavorare a Pasqua, per qualcuno potrebbe essere il colpo fatale.