"Mi restano 132 euro per vivere": il dramma delle famiglie schiacciate dalle rette delle RSA scuote Siena

Daniela Cappelli (Spi Cgil): “Famiglie costrette a vendere case per curare i propri cari. Vedere un uomo di 77 anni piangere per i soldi mi distrugge”

Di Simona Sassetti | 7 Maggio 2026 alle 14:30

Curare un proprio familiare anziano e non autosufficiente oggi per molti è diventato impossibile. È il grido d’allarme lanciato questa mattina dallo Spi Cgil Siena, durante la conferenza stampa organizzata per denunciare il peso sempre più insostenibile delle quote sociali richieste alle famiglie per le RSA pubbliche e convenzionate.

Una denuncia costruita attraverso numeri, regolamenti, dati sociali. Ma soprattutto attraverso storie vere. Come quella di Fabrizio Pinassi, diventata il volto concreto di una fragilità economica e umana che, secondo lo Spi Cgil, coinvolge sempre più famiglie nel territorio senese. Fabrizio ha 77 anni, una pensione netta di circa 1.200 euro al mese e una moglie invalida al 100%, ricoverata in una Residenza sanitaria assistenziale. Lei non percepisce pensione. Lui, ogni mese, si trova davanti a una scelta impossibile: pagare oltre 1.140 euro di quota sociale per garantire alla moglie cure, assistenza e un’esistenza dignitosa oppure provare a sopravvivere con ciò che resta. Dopo una vita di lavoro, al netto di alcune esenzioni, gli rimangono poco più di cento euro per mangiare, pagare l’affitto, le bollette e comprare le medicine. Una condizione che trasforma la vecchiaia non in un tempo di serenità, ma in una quotidiana lotta contro la paura di non farcela. A riportare questa dura realtà Daniela Cappelli, segretaria provinciale dello Spi Cgil Siena.

“Gli restano 132 euro per vivere”.  Parole pronunciate mentre Fabrizio,  seduto accanto ai rappresentanti dello Spi Cgil, non riesce più a trattenere la commozione. Gli occhi si riempiono di lacrime, il volto si abbassa nel tentativo di nascondere il dolore. Un momento forte, umano, che trasforma improvvisamente quel numero nel peso reale di una vita che, dopo anni di lavoro, oggi fatica persino a garantire il necessario per sopravvivere. “Vedere una persona di 77 anni che si ritrova con problemi di soldi e piange mi distrugge”, ha detto Cappelli con la voce rotta dall’emozione.

Nel dettaglio, secondo quanto illustrato dallo Spi Cgil, il regolamento della Società della Salute Senese prevede per il caso di Fabrizio una compartecipazione alla quota sociale della RSA così suddivisa: 15 euro di quota fissa giornaliera, 17,40 euro di quota variabile legata all’Isee residenziale e ulteriori 4,50 euro di quota eccedente rispetto alla soglia regionale. Totale: 36 euro e 90 centesimi al giorno, pari a 1.143,90 euro al mese. Una cifra che potrebbe ridursi soltanto di due euro giornalieri grazie a un ulteriore contributo della Società della Salute, al momento però non ancora formalizzato. A questa situazione si aggiungono le spese quotidiane: Fabrizio paga circa 500 euro di affitto, oltre alle bollette, ai farmaci e ai beni essenziali.

Secondo lo Spi Cgil, quella raccontata oggi non è una vicenda isolata ma il simbolo di un problema sociale destinato a crescere. Nel Comune di Siena, su circa 53mila abitanti, quasi 15mila persone dichiarano un reddito annuo inferiore ai 15mila euro. La pensione media mensile si aggira intorno ai 1.293 euro lordi.

In provincia di Siena, invece, su circa 260mila abitanti, gli over 65 sono 32mila e gli over 75 circa 37mila: in totale 69mila anziani, pari al 26% della popolazione. Di questi, circa 8mila risultano non autosufficienti. “Aumentano gli ultraottantenni, ma si invecchia peggio-  ha sottolineato Cappelli – A Siena ogni cento abitanti nove hanno più di ottant’anni e il 25% di questi anziani vive completamente da solo”. Nel comune di Siena, inoltre, oltre 14mila cittadini dichiarano un reddito inferiore ai 15mila euro annui.

Eppure le rette delle RSA arrivano a 3mila-3.500 euro al mese, suddivise tra quota sanitaria e quota sociale a carico delle famiglie. “Con pensioni medie di circa 1.293 euro – ha detto Cappelli – sfido qualsiasi famiglia a sostenere costi del genere”.

Lo Spi Cgil punta il dito contro il regolamento della Società della Salute, approvato nel 2024 senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. “Non diciamo che venga applicato male – ha precisato Cappelli – ma che vada cambiato. Perché nel regolamento è previsto che casi particolari possano essere affrontati diversamente. E casi come quello di Fabrizio devono essere trattati in maniera diversa”. Il sindacato pensionati chiede quindi una revisione dei criteri di compartecipazione e l’attivazione di servizi alternativi e più leggeri – dall’assistenza domiciliare ai condomini solidali fino al co-housing – per prevenire la non autosufficienza e consentire agli anziani di rimanere il più possibile nel proprio contesto familiare. “Si invecchia di più ma con meno salute – ha concluso Cappelli – e oggi tante persone rinunciano perfino a curarsi perché non hanno i soldi”.

E l’immagine di Fabrizio Pinassi, seduto in silenzio con gli occhi lucidi mentre ascolta il racconto della propria vita, resta forse più di ogni numero il simbolo di una società che costringe un anziano a scegliere tra garantire cure e dignità alla persona che ha accanto oppure riuscire lui stesso a sopravvivere economicamente.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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