Milagro Festival, domani a Siena la festa dell’inclusione: un pomeriggio tra culture, musica e dialogo

Il sogno di Saima a Sette Giorni: “Tornare in Pakistan per aiutare le donne”

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Un progetto lungo due anni che si trasforma in una festa aperta a tutti. A Sette Giorni accesi i riflettori sul Milagro Festival, in programma domani 19 aprile dalle ore 16 al Podere del Mandorlo, evento conclusivo di un percorso europeo dedicato all’inclusione e al dialogo interculturale .

Un’iniziativa che, come emerso nel corso della trasmissione, rappresenta molto più di una semplice festa: è il punto di arrivo di un lavoro costruito nel tempo, fatto di relazioni, incontri e nuove consapevolezze.

Un festival che unisce le comunità

“È una giornata di puro divertimento – ha raccontato Lavinia Bracci, rappresentante del progetto – vogliamo che partecipi tutta la comunità, sia quella locale che quella dei migranti. L’idea è mangiare insieme, cantare insieme, ballare insieme. È così che si costruiscono ponti veri”. Dietro l’atmosfera festosa, però, c’è un percorso profondo. “Milagro è stato davvero un miracolo – ha spiegato – perché ha aperto porte che prima non c’erano. Oggi collaboriamo con istituzioni e associazioni e abbiamo già nuovi progetti pronti a partire”.

“Mangiare, cantare, ballare insieme”: l’inclusione passa dalle relazioni

Il tema centrale resta quello dell’incontro tra persone. “È inutile lavorare solo su lingua e occupazione se non si crea un rapporto umano – ha sottolineato Bracci – senza comunicazione tra le comunità, l’integrazione è impossibile. In questi due anni abbiamo costruito tanti scambi e i risultati sono stati molto più positivi delle difficoltà”.

Saima Faisal, ponte tra culture e comunità

Tra le testimonianze più significative, quella di Saima Faisal, arrivata dal Pakistan e oggi protagonista attiva del progetto. “Per me Milagro è stato molto importante – ha raccontato – perché ci ha dato tante opportunità per conoscere meglio la cultura italiana, le leggi e il modo di vivere qui. Ma soprattutto ci ha uniti, anche se veniamo da tradizioni diverse”.

Una presenza, la sua, che ha avuto un ruolo fondamentale anche per l’associazione. “Saima è stata il ponte perfetto – ha spiegato Bracci – perché conosce entrambe le culture e ci ha aiutato a capire davvero l’altra parte”.

“Voglio tornare in Pakistan per aiutare le donne”

E proprio dal suo percorso nasce uno degli elementi più forti emersi durante la trasmissione: uno sguardo rivolto al futuro. “Vorrei lavorare qui per qualche anno e poi tornare in Pakistan per fare qualcosa per le donne – ha detto Saima – ho studiato diritti delle donne e voglio portare quello che ho imparato nel mio Paese”.

Un obiettivo che si intreccia anche con le prospettive del progetto stesso.”Le donne sono il nostro prossimo passo – ha confermato Bracci – perché sono la parte della popolazione più privata dei diritti. Senza di loro, tutto questo non avrebbe senso”.

I risultati del progetto e lo sguardo al futuro

Il festival di domani sarà anche un momento simbolico per celebrare i risultati raggiunti. “Ci sarà la consegna dei diplomi ai mediatori interculturali – ha spiegato Bracci – un percorso fondamentale che ha formato figure capaci di fare da ponte tra comunità e istituzioni”.

Non mancheranno momenti di condivisione e partecipazione: laboratori, stand, degustazioni e attività interculturali, pensate per coinvolgere tutta la cittadinanza in un’esperienza immersiva .

Siena e la sfida dell’accoglienza

Uno scambio che riguarda anche la città. “Siena forse non era preparata a questo tipo di accoglienza – ha ammesso Bracci – ma è una città umana, con tante persone e associazioni coinvolte. Deve ancora imparare, ma ha tutti gli strumenti per farlo”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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