Un ultimo incontro e una telefonata di lavoro: “Era teso, ma presente a se stesso”. Così Stefano Antoniozzi, già dipendente del Monte dei Paschi di Siena, ha raccontato oggi davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta il rapporto con l’ex responsabile della comunicazione di Mps.
Un testimone finora rimasto fuori dal circuito delle audizioni ufficiali, ma vicino all’ex responsabile della comunicazione di Mps sia sul piano professionale che personale. Antoniozzi ha raccontato di aver conosciuto Rossi nel 2006 e di aver lavorato con lui nell’area comunicazione, prima a Siena e poi da Roma, dove era stato distaccato dal 2008.
“I miei rapporti con David erano buoni – ha spiegato -. Avevamo rapporti anche di natura personale, ci siamo frequentati spesso anche fuori dall’ufficio. Quando veniva a Roma spesso stavamo insieme”.
Davanti alla Commissione, Antoniozzi ha ricostruito anche gli ultimi contatti avuti con Rossi prima del 6 marzo 2013. Il primo, circa un mese prima della morte, durante una cena a Roma, “qui dietro da Baccano”. In quell’occasione, ha riferito, Rossi gli parlò della perquisizione subita. “Non mi diede particolari informazioni, però era dispiaciuto per l’atmosfera”.
Poi una telefonata, pochi giorni prima della morte. “Tenderei a dire prima del weekend”, ha ricordato Antoniozzi. Una conversazione di lavoro, legata ai progetti cinematografici e alle attività di comunicazione della banca. “David mi rimproverò quella sera, in suo modo abbastanza brusco”, ha detto, spiegando che Rossi attendeva una risposta da preparare per la stampa dopo alcune critiche sui soldi destinati alle produzioni cinematografiche. Un episodio che, secondo il testimone, restituisce l’immagine di un Rossi ancora pienamente concentrato sul lavoro. Alla domanda se l’ex manager apparisse “tra le nuvole” o distante dalla realtà, Antoniozzi ha risposto: “Non mi sembrava distaccato dalla realtà, era sul pezzo”. E ancora: “Era una persona che qualche giorno prima era presente a se stesso, preoccupato ma presente a se stesso”.
Nel corso dell’audizione si è parlato anche del ruolo dell’area comunicazione di Mps, delle sponsorizzazioni e delle coproduzioni cinematografiche legate al tax credit. Antoniozzi ha precisato che “non era una sponsorizzazione, era una coproduzione” e che l’attività veniva valutata dal punto di vista del marketing e della comunicazione, mentre la parte più strettamente finanziaria era seguita da altre strutture della banca.
Spazio anche al sistema dei controlli sulle sponsorizzazioni. Antoniozzi ha spiegato che, per le iniziative seguite, venivano richieste “pezze d’appoggio”, come “fotografie, riscontri sui loghi, su come venivano posizionati i loghi” e altra documentazione da allegare alle pratiche. “Posso garantire che nella prassi di qualsiasi attività di sponsorizzazione e marketing, a fronte di un corrispettivo, ci deve essere un’esecuzione”, ha dichiarato.
La Commissione ha poi approfondito i rapporti interni all’area comunicazione. Antoniozzi ha definito Rossi “una persona sul lavoro molto diretta, anche abbastanza duro, però molto corretto”. E ha aggiunto: “Un ottimo professionista, a volte un po’ scorbutico, però un ottimo professionista, oltre che un’ottima persona per quanto mi riguarda”.
Nessun elemento particolare, invece, sarebbe emerso rispetto a tensioni personali o paure legate al futuro lavorativo. “Non con me”, ha risposto Antoniozzi quando gli è stato chiesto se Rossi avesse mai parlato del timore di perdere il lavoro. E sui rapporti con i colleghi ha aggiunto: “Non ho riscontri per dire che David fosse in una condizione particolare”.
L’audizione si è chiusa senza ulteriori dichiarazioni in seduta segreta. “Non ho elementi utili – ha detto Antoniozzi – anche perché l’avrei riferito all’epoca, essendo amico l’avrei riferito in altre epoche”.
La Commissione prosegue così il lavoro di ricostruzione degli ultimi giorni di vita dell’ex manager di Mps, mentre continuano anche gli approfondimenti tecnici sulla dinamica della caduta e sulle lesioni riscontrate sul corpo di Rossi.