Il rilancio di Intesa Sanpaolo sull’Opas per Monte dei Paschi di Siena costringe ora il fronte senese a valutare le contromosse. Dopo l’affondo arrivato nel fine settimana dalla banca guidata da Carlo Messina, a Rocca Salimbeni management e advisor sono al lavoro per analizzare il nuovo quadro e capire se esistano margini per una risposta in grado di modificare gli equilibri dell’operazione. Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti della propria offerta e, soprattutto, ha legato la prosecuzione dell’Opas alla bocciatura da parte dell’assemblea Mps del piano alternativo messo in campo dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Una condizione che porta direttamente al 29 ottobre, quando i soci di Mps saranno chiamati a pronunciarsi sulle operazioni che riguardano Banco Bpm, Banca Generali e Mediobanca. È su questo terreno che si gioca adesso una partita destinata a diventare ancora più complessa.
Delfin si schiera con Intesa
A rendere più delicata la posizione di Mps è arrivata anche la decisione di Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,5% del capitale di Siena, avrebbe deliberato all’unanimità di sostenere l’Opas di Intesa Sanpaolo. Una scelta maturata, secondo quanto trapelato, dopo il rilancio della banca milanese e sulla base dei pareri degli advisor della holding, che avrebbero considerato l’offerta di Intesa più vantaggiosa per Delfin. Il voto di Delfin assume un peso rilevante proprio in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Il sostegno della holding non riguarda infatti soltanto la convenienza economica dell’offerta, ma si intreccia con la condizione posta da Intesa per la prosecuzione dell’operazione. Se l’assemblea Mps dovesse approvare integralmente il piano alternativo proposto dal management senese, l’Opas di Intesa diventerebbe definitivamente inefficace.
Il “referendum” del 29 ottobre
Intesa ha trasformato così l’appuntamento assembleare in un passaggio centrale per il futuro di Mps. Il consiglio della banca milanese ha definito il voto come una sorta di “referendum” tra due strategie industriali differenti. Da una parte l’Opas di Intesa, che Messina presenta come un progetto fondato su un razionale industriale definito e sulla capacità di creare valore per gli azionisti. Dall’altra il piano costruito da Mps, che comprende le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e il trasferimento a Siena della partecipazione in Generali detenuta da Mediobanca, oltre alla prospettata integrazione con Piazzetta Cuccia. Proprio la complessità delle operazioni messe in campo da Siena è uno degli elementi sui quali Intesa ha concentrato le proprie critiche. Tra i rischi evidenziati dalla banca milanese c’è anche quello relativo all’indipendenza di Generali, che secondo Intesa sarebbe stata garantita per decenni dalla presenza di Mediobanca. Sono valutazioni contestate nel confronto tra i due fronti e che ora saranno inevitabilmente al centro della battaglia per il consenso degli azionisti.
A Siena si studia la risposta
Mps, al momento, non ha ancora fornito una reazione ufficiale al nuovo rilancio di Intesa. Le novità degli ultimi giorni sono però oggetto di analisi da parte del management e degli advisor. La domanda sul tavolo è se esistano strumenti per rispondere alla nuova iniziativa di Ca’ de Sass e, soprattutto, se sia possibile modificare ulteriormente i termini del confronto prima dell’assemblea. Non risulta al momento convocato un consiglio di amministrazione, ma non viene escluso che un cda possa riunirsi già nei prossimi giorni per esaminare il nuovo scenario. Il margine temporale non è ampio. Il 29 ottobre si avvicina e ogni decisione dovrà essere valutata tenendo insieme la struttura dell’operazione, gli interessi degli azionisti e il futuro industriale della banca senese.