Mps-Unicredit, i sindacati: “Operazione profondamente sbagliata”

"I numeri che si ipotizzano sono di circa 5/6mila esuberi". E mentre la partita si gioca sulla politica i sindacati guardano alla stabilità dei lavoratori "Non faremo sconti a nessuno sulle loro condizioni"

La vicenda Unicredit-Banca Mps è in questi giorni al centro del dibattito non solo economico ma anche politico italiano. Si tratta di un punto di snodo importante per la politica, in particolare per il Governo Draghi, ma la vicenda appare ancora più cruciale per tutti i lavoratori Mps che attendono di avere rassicurazioni sul proprio futuro a fronte dei movimenti che legheranno la Banca senese, Unicredit e il Mef.

I numeri che si ipotizzano sono di circa 5/6mila esuberi – spiega a Siena Tv il sindacalista Federico Di Marcello – Il comunicato di Unicredit lascia spazio a tantissime interpretazioni”. “Le ipotesi sono molte, però tra le poche certezze che abbiamo oggi è che su questi temi non ci sarà ufficialità prima di Settembre, finché Unicredit farà l’esame dei dati – aggiunge Guido Fasano – “Non abbiamo pregiudizi rispetto a nessuna ipotesi. Non gradiamo tutte le soluzioni che comportano dei danni in termini di mantenimento dei posti di lavoro e di servizio alla comunità. Non faremo sconti a nessuno sulle condizioni dei lavoratori“.

L’impatto delle decisioni potrebbe essere molto pesante non solo per i lavoratori, ma anche per la città di Siena stessa. La partita sembra essere ancora lunga, l’unica certezza è che entro il 31 Dicembre di quest’anno c’è un obbligo per il Governo di uscire dal capitale della Banca. “L’operazione per noi è profondamente sbagliata perché crediamo che il Monte dei Paschi possa ancora dare tanto anche da solo all’economia italiana – spiega Di Marcello – Le precondizioni poste da parte di Unicredit pongono un peso fortissimo sulla testa dei lavoratori Mps e nelle casse dello Stato, perché si parla di 5/6 miliardi ulteriori a quelli che lo Stato ha già impiegato nel capitale di Mps. Non vediamo perché lo Stato debba fare un regalo a un soggetto privato che poi utilizzerà questi soldi per avere neutralità nel proprio capitale per poi andare a remunerare soltanto gli azionisti, non a beneficio dei contribuenti”.

Una delle ipotesi che sembrano farsi largo in maniera importante per le gestione degli esuberi è quella dei prepensionamenti, che andrebbe ad interessare tutti coloro che hanno già compiuto 62 anni. “Questo è lo strumento tipico di gestione del nostro settore in caso di esuberi – dice Fasano – Ci ha consentito di gestirne circa 70mila nell’ultimo decennio. Sui numeri e su come questo potrà avvenire tecnicamente attendiamo anche noi di avere ulteriori notizie ufficiali e non solo indiscrezioni”.

Una cosa è certa: i sindacati sono pronti a mobilitarsi. “Sono circa tre mesi che abbiamo chiesto un incontro al Ministero – spiega Di Marcello – Lunedì scorso abbiamo fatto un presidio a Roma sotto la sede del Mef. Stiamo aspettando una convocazione, se questa non avverrà valuteremo ogni ipotesi“.