Olio. Coldiretti Toscana, stop miscelazione extravergine

Masaf , l'olio ottenuto dalla miscelazione tra extravergine e vergine non potrà avere sull'etichetta la denominazione “Olio di oliva extravergine"

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Dove c’è scritto extravergine ci deve essere l’extravergine.

Detta in questo modo sembra una ovvietà ma in Italia, grazie ad una anacronistica circolare, è possibile acquistare una bottiglia di olio extravergine di oliva con dentro olio di categorie diverse.

Da oggi non sarà più così. Una circolare del ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare – la numero 347821 del 16 luglio – cambia le regole del “gioco” al fine di garantire trasparenza e corretta informazione ai consumatori e tutelare il reddito degli olivicoltori.

Le proteste di Coldiretti, che lo scorso 10 giugno era tornata in strada a Firenze, ed in molte piazze d’Italia, con migliaia di agricoltori per denunciare i trafficanti di olio (e grano) ha portato ad una storica vittoria.

Una miscela di olio di oliva vergine e di olio extravergine di oliva non potrà essere commercializzata come olio extravergine di oliva. Questa pratica ha contribuito ad ingannare i cittadini ed alimentare il mercato di oli e miscele di bassa qualità che poi, una volta arrivate in Italia, erano miscelate e rivendute come extravergine italiano. – spiega la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani – E’ un risultato che premia l’impegno di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere le loro aziende ed il loro reddito insieme alla salute dei cittadini”.

Come scritto nella circolare, secondo il chiarimento del Ministero, l’olio ottenuto dalla miscelazione tra extravergine e vergine non potrà avere sull’etichetta la denominazione “Olio di oliva extravergine” così da difendere il settore da truffe e speculazioni.

E’ sufficiente? – spiega ancora la presidente Cesani – No ma è un passo importantissimo a cui ora dovrà seguire il rafforzamento del sistema dei controlli attraverso nuove metodologie analitiche, il potenziamento della rete dei laboratori e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf, Agea per un potenziamento del Sian. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono consentire di accertare con precisione l’origine dell’olio e devono poter essere utilizzate anche come prove in sede giudiziaria, per fermare definitivamente chi penalizza i produttori pagandoli al di sotto dei costi di produzione”.

La pratica della miscelazione, permessa sino ad oggi, consentiva di mascherare i difetti di un olio vergine attraverso la miscelazione con una quota di extravergine, pur rispettando formalmente i parametri chimici previsti dalla normativa ma svuotando di significato le analisi sensoriali del Panel Test e inducendo il consumatore a ritenere extravergine un prodotto che non lo è realmente.

La modifica contenuta nella circolare riafferma così un principio fondamentale: un olio di categoria inferiore non può ottenere una classificazione più pregiata semplicemente attraverso operazioni di miscelazione. La misura prevede tra l’altro che l’olio miscelato, se già confezionato, potrà essere posto in commercio fino all’esaurimento delle scorte, ma nel caso dello sfuso dovrà essere riclassificato come “olio di oliva vergine” entro 30 giorni a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Per i consumatori significa avere maggiore certezza che un olio venduto come extravergine corrisponda realmente alla categoria dichiarata, evitando pratiche che hanno generato confusione e alterato il mercato – conclude la Cesani”.

Si tratta di passo importante per gli olivicoltori italiani in un momento difficile per il settore anche in Toscana. Negli ultimi dodici mesi il prezzo dell’olio extravergine è diminuito di circa il 50%, mentre i costi sostenuti dalle aziende sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga. Una dinamica che riflette gli squilibri della filiera contribuendo anche al fenomeno dell’abbandono degli olivi che in Toscana, secondo recenti stime, sono circa 4 milioni. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri ogni anno. Numeri che, secondo Coldiretti Toscana, dimostrano come una parte dell’olio estero venga commercializzata sfruttando impropriamente il richiamo all’italianità, con effetti negativi sia per i produttori sia per i consumatori.

Per informazioni www.toscana.coldiretti.it,pagina ufficiale Facebook @coldiretti.oscana, Instagram @Coldiretti_Toscana, Twitter @coldirettitosca, canale ufficiale YouTube “Coldiretti Toscana” e canale Telegram “coldirettitoscana”



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