Palio, 17 ex barbareschi scrivono al sindaco: “Si torni a correre il Palio esattamente così come lo conosciamo da generazioni”

L'appello al sindaco: "Non ci dobbiamo arrendere all'ineluttabilità del niente sarà più come prima. In noi esiste il timore che come è avvenuto nei precedenti casi di modifiche del Palio (peraltro finora condivisibili) queste divengano poi la regola"

“Non ci dobbiamo arrendere all’ineluttabilità del niente sarà più come prima”. Lo affermano con una lettera aperta inviata al sindaco di Siena Luigi De Mossi 17 ex barbareschi uno per ciascuna consorella, che hanno deciso di prendere posizione dal momento che “certe paventate limitazioni di cui si è sentito parlare affinchè le istituzioni preposte possano acconsentire al ritorno dei cavalli nel Campo lasciano alquanto perplessi” affermano.

“E’ noto infatti che il Palio di Siena non è un paliotto qualsiasi nè tantomeno una delle innumerevoli rievocazioni storico-folkloristiche allestite nel nostro paese a beneficio di turisti, bensì una festa di popolare – sottolineano gli ex barbareschi – ecco allora che contingentare la partecipazione dei contradaioli e delle persone in genere nei giorni di Palio e nei suoi momenti topici non lo renderebbe più tale. Il Palio – si sa – non è fatto solo di rumori, colori e suoni, ma anche di incontenibili abbracci al momento del trionfo, di lacrime versati stretti assieme per una sconfitta dei propri colori, di libero sfogo al giubilo più sfrenato, di bambino che gomito a gomito danno la stura alla loro senesità agitando dal palco il proprio fazzoletti”.

“Auspichiamo che appena possibile si possa tornare a correre il Palio esattamente così come lo conosciamo da generazioni – è l’appello finale – in noi esiste il timore che come è avvenuto nei precedenti casi di modifiche del Palio (peraltro finora condivisibili) queste divengano poi la regola”.