PCI Siena: "Il Governo toglie il bollo auto, ma dimentica l'emergenza casa"

Il Partito Comunista Italiano di Siena attacca le priorità dell'esecutivo e della Regione Toscana: «Servono investimenti urgenti su caro-affitti, edilizia popolare e freno alla speculazione turistica».

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Sul tema delle politiche fiscali, dell’emergenza abitativa e delle difficoltà che famiglie e lavoratori affrontano quotidianamente anche nella provincia senese, interviene con una nota il Partito Comunista Italiano Federazione Provinciale di Siena. Di seguito il testo integrale del comunicato rilasciato dalla forza politica:

“BOLLO MA DI RABBIA!

Il governo toglie il bollo auto dal prossimo anno ma solo per alcune categorie di automobili, mentre non s’impegna per garantire investimenti sull’emergenza abitativa, vera piaga del nostro paese. Allo stesso livello troviamo la nostra regione sempre più infelice ma non per il presidentissimo Giani che tra un tuffo ed un altro, nuota sott’acqua e parla solo con i pesci… Soprattutto non vi sono investimenti nel mondo delle case popolari e verso l’emergenza costo degli affitti per le abitazioni nel mercato privato, ormai una giungla ma non ovunque. Spendere circa minimo 500 euro per appartamento + spese condominiali è una vera e propria batosta, circa un terzo del salario. Tale tariffa è reale nei paeselli della provincia ma non nei capoluoghi, ove si spendono minimo 300 euro per una stanza , come a Siena. Mediamente le condizioni degli appartamenti non sono consone con le regole abitative ma certamente non facciamo di tutta l’erba un fascio….Per non parlare della mancanza di abitazioni! Troppe sono le case adibite a B&B e non parliamo della casetta acquistata con i risparmi di una vita da parte di una famiglia che ha lavorato con sacrifici e che viene affittata stagionalmente ma parliamo di chi ha varie proprietà immobiliari e snatura il mercato degli affitti, destinando la quasi totalità degli appartamenti al mercato turistico, COSTRINGENDO I LAVORATORI E LE FAMIGLIE DI PENSIONATI AD EMIGRARE dal luogo di lavoro o di residenza naturale. Già perché sfidiamo chiunque a bussare alla porta del proprio comune e PERMETTERSI di chiedere un appartamento di edilizia popolare, avendone le caratteristiche.In prima istanza vengono rifiutate le richieste, perché sono più i paletti per limitarle che les possibilità di fruizione, in seconda istanza, visto la mancanza degli appartamenti nel proprio luogo di residenza, se c’è ne sono altrove, i richiedenti, vengono DIROTTATI NEI COMUNI del territorio che hanno sottoscritto l’accordo , allontanandosi ANCHE dal luogo del lavoro. CAPITOLO bandi contributi affitto dei comuni. Anche in questo caso sono miseri in generale o al limite più elevati ma destinati a chi versa in condizioni catastrofiche e quindi quasi inutili. Trovarli sui siti web dei comuni è una fatica, visto che il periodo della pubblicazione annuale è sempre diverso e dura poco, neanche un mese e molti non se ne accorgono, riducendo la platea e dando così la possibilità al comune di non rischiare di terminare le risorse, già minime Alcune amministrazioni, in Italia hanno investito favorendo la costituzione di consorzi edili popolari tra aziende costruttrici, inquilini, affittuari e mondo del micro credito e banche a trazione sociale e popolare. In tal modo sono stati garantiti posti di lavoro, palazzi di tipo sociale con abitazioni classiche o diffuse, riutilizzando alberghi dismessi o in asta giudiziaria, coinvolgendo anche i proprietari e quindi togliendo dalla speculazione strutture che possono avere funzione sociale. In tal modo la casa diventa strutturata su vari livelli e si sviluppano iniziative nei vari ambienti della struttura. In tali progetti, viene garantito si il profitto ma quello sociale, ricordando alla popolazione che le risorse nel nostro paese ci sono ma vengono dirottate verso le guerre… Vi sono gli strumenti per garantire le fasce più deboli ma diciamo noi perché DEBBONO ESISTERE?PERCHÉ non possiamo vivere del nostro lavoro, avere una casa degna, una scuola che non crolli ed un sanità veramente pubblica e fruibile? Perché per garantire ricchezza ai pochi, i molti devono soffrire. Gramsci lo ha insegnato, lottare non è reato!”



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