C’è un’America che guarda alle elezioni di metà mandato con la speranza di un cambiamento. Un’America giovane, preoccupata per il costo della vita, attenta alle questioni economiche e sempre più pronta a far sentire la propria voce. È quella raccontata da John Taylor, studente americano attualmente a Siena grazie al SIS Intercultural Study Abroad,, che osserva dall’Italia gli sviluppi politici del proprio Paese.
Le elezioni di Midterm del 3 novembre hanno riacceso il dibattito sul futuro della politica statunitense e sul rapporto tra gli elettori e l’amministrazione di Donald Trump. Ma cosa significa questo voto per chi appartiene alle nuove generazioni americane?
“Gli americani sono stanchi, vogliono risposte sull’economia”
Per Taylor, il risultato elettorale racconta soprattutto una crescente stanchezza nei confronti della politica americana e il desiderio di vedere rappresentanti capaci di affrontare i problemi quotidiani. “Secondo me questo risultato è un segno della stanchezza nei confronti della politica degli Stati Uniti – spiega lo studente -. I Democratici hanno parlato di economia, perché ormai tutto è troppo costoso. Forse vedremo politici nuovi, capaci di rendere la vita più accessibile economicamente”. Un cambiamento che, secondo il giovane americano, riguarda anche il linguaggio e le priorità della politica.
Dai temi identitari al costo della vita: “I Democratici hanno cambiato messaggio”
È proprio sull’economia che Taylor individua una delle chiavi di lettura del voto. Non soltanto il prezzo dei beni di consumo, ma anche l’accesso alle cure mediche e le spese che pesano direttamente sulle famiglie. “È interessante perché i Democratici hanno cambiato il loro messaggio. In passato, secondo me, si concentravano maggiormente sulle questioni identitarie, mentre in queste elezioni hanno deciso di parlare di economia e sanità”.
Negli Stati Uniti si parla di pocketbook issues, letteralmente le questioni che riguardano il portafoglio: il costo della vita, le spese sanitarie, la possibilità di arrivare alla fine del mese. “Queste sono le principali preoccupazioni degli americani”, sottolinea Taylor, leggendo nel risultato elettorale un segnale della necessità di riportare al centro del dibattito politico i problemi concreti dei cittadini.
La Generazione Z e la politica: “Sui social facciamo sentire la nostra voce”
John Taylor tornerà negli Stati Uniti il prossimo 19 dicembre, al termine dei quattro mesi di permanenza a Siena. Ad attenderlo troverà un Paese che ha appena attraversato un importante appuntamento elettorale. Non si aspetta necessariamente trasformazioni immediate, ma racconta un clima di grande partecipazione, soprattutto tra i più giovani.
“Le persone sono molto emozionate in questo momento. Quando tornerò penso che troverò tante persone più pronte a far sentire la propria voce”, racconta.
Una partecipazione che passa anche, e soprattutto, attraverso i social network. “Con la Generazione Z siamo molto attivi online, specialmente su Instagram. È interessante vedere le persone commentare e confrontarsi, non soltanto i Democratici, ma anche i Repubblicani”. La politica americana, dunque, continua ad animare il confronto tra le nuove generazioni, anche al di fuori dei tradizionali luoghi del dibattito pubblico.
Da un’America in fermento alla tranquillità di Siena: “Qui mi prendo una pausa dal mondo”
E mentre negli Stati Uniti il confronto politico resta acceso, Taylor vive un’esperienza completamente diversa tra le strade di Siena. Arrivato in città per approfondire la conoscenza della lingua italiana. Negli Stati Uniti studia anche ingegneria civile, ma questi quattro mesi rappresentano per lui soprattutto un’occasione di crescita personale e culturale.
“Siena è bellissima, è un luogo perfetto per studiare e conoscere la cultura italiana”, racconta con entusiasmo. Poi arriva una definizione che racchiude il significato della sua esperienza senese. “Per me Siena è una pausa dal mondo. È una città molto raccolta, ed è proprio questo che la rende così bella”.