"Pienza città di luce", due appuntamenti per raccontare il Rinascimento

Sabato 13 giugno l'incontro con le curatrici della mostra "Abitare il Rinascimento" e domenica 14 giugno sulla rappresentazione della donna nell'iconografia rinascimentale

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Prosegue la rassegna Pienza città di luce con due appuntamenti dedicati alla cultura e alla civiltà del Rinascimento. Sabato 13 giugno alle ore 16.30 il Palazzo Piccolomini ospiterà l’incontro Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera, a cura di Laura Bonelli e Marilena Caciorgna. Domenica 14 giugno alle ore 16 sarà invece la volta della conferenza Una diabolica bellezza. Serpi, corna, code nell’immagine femminile rinascimentale, a cura della studiosa del tessuto e del costume Roberta Orsi Landini.

L’appuntamento del 13 giugno sarà dedicato alla mostra Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera. A raccontare il percorso espositivo e le ricerche che ne hanno guidato la realizzazione saranno le due curatrici, Laura Bonelli e Marilena Caciorgna, che accompagneranno il pubblico alla scoperta degli ambienti, delle consuetudini e degli stili di vita della Siena rinascimentale.

Inaugurata il 22 maggio al Palazzo delle Papesse, l’esposizione esplora la vita domestica tra Quattrocento e Cinquecento attraverso oltre ottanta opere tra arredi, dipinti e oggetti d’uso. L’obiettivo è ricostruire gli ambienti delle case rinascimentali e mostrare come questi manufatti fossero parte integrante della quotidianità, della vita familiare e delle celebrazioni matrimoniali. Attraverso gli oggetti esposti emerge il racconto di una società, dei suoi valori, delle relazioni familiari e delle forme di rappresentazione del prestigio sociale.

Il percorso della mostra si intreccia idealmente con quello del Palazzo Piccolomini, dimora estiva di Enea Silvio Piccolomini, dando vita a un dialogo tra due architetture emblematiche del Rinascimento. Entrambi i palazzi furono concepiti come residenze private della famiglia Piccolomini e rappresentano due declinazioni complementari dell’abitare rinascimentale: da un lato la visione armonica della città ideale di Pienza promossa da Pio II, dall’altro il contesto urbano di Siena, dove il prestigio familiare si traduce in una dimora raffinata e rappresentativa.

Il Palazzo Piccolomini, con il suo impianto regolare, il giardino pensile e il rapporto tra interno ed esterno, restituisce l’immagine di una residenza pensata per un vivere colto e ordinato, profondamente ispirato ai principi dell’umanesimo. Qui gli spazi domestici e gli arredi contribuiscono a definire un modello abitativo in cui comfort, bellezza e funzione si intrecciano. Il Palazzo delle Papesse, costruito pochi decenni dopo, rielabora gli stessi ideali nel cuore della città, aprendo la dimensione privata della dimora alla rappresentanza e alla vita sociale. Arredi, decorazioni e organizzazione degli ambienti raccontano così un modo di abitare insieme quotidiano e simbolico.

A rafforzare questo dialogo contribuisce anche la presenza, all’interno della mostra al Palazzo delle Papesse, di due opere provenienti dal Palazzo Piccolomini: il cassone con Corteo di Putti dipinto da Benvenuto di Giovanni, abitualmente conservato nella camera da letto di Pio II, e una spalliera della sala da pranzo del XVI secolo raffigurante una figura di fanciullo tra sportelli dipinti e nature.

Il 14 giugno sarà invece dedicato alla conferenza di Roberta Orsi Landini, dal titolo Una diabolica bellezza. Serpi, corna, code nell’immagine femminile rinascimentale. L’incontro esplorerà le rappresentazioni della donna nella cultura occidentale e nell’iconografia rinascimentale, soffermandosi sui simboli che la associavano all’instabilità, all’irrazionalità e al pericolo.

Attraverso l’analisi di immagini e significati, la conferenza metterà in luce come tali stereotipi abbiano contribuito a giustificare l’idea di una necessaria tutela e disciplina da parte dell’autorità maschile. Una visione radicata in tradizioni religiose, sociali e simboliche che, nel corso dei secoli, ha alimentato forme di subordinazione femminile e consolidato un immaginario profondamente patriarcale.

Particolare attenzione sarà dedicata al valore simbolico dei capelli, interpretati come emblema della vitalità femminile e della sua duplice dimensione di fertilità e seduzione. La chioma, da sempre oggetto di fascinazione e timore nell’immaginario maschile, è stata spesso associata a un potere capace di influenzare e destabilizzare gli equilibri imposti dal dominio maschile.

Non sorprende, quindi, che molte rappresentazioni abbiano incorporato e rielaborato gli stessi stereotipi che descrivevano la donna come figura ambigua o “demoniaca”. Acconciature elaborate e abiti ricchi di riferimenti simbolici accentuavano elementi ritenuti inquietanti o trasgressivi: intrecci di capelli simili a grovigli di serpenti, ornamenti che richiamavano corna e vesti dalle code lunghe e sproporzionate. Segni che contribuivano a costruire un’immagine femminile insieme seducente, misteriosa e percepita come potenzialmente sovversiva rispetto all’ordine sociale dominante.

Informazioni e prenotazioni

[email protected] +39 0578 748392



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