Punti nascita, PRC Siena attacca: "Regole obsolete sulle spalle del territorio, servono più fondi e meno armi"

Il partito protesta per lo stop a Campostaggia e il rinvio per Nottola: "Norma del 2010 superata dal crollo demografico. Il Governo taglia i servizi essenziali per finanziare il riarmo"

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite
Punti nascita, PRC Siena attacca: "Regole obsolete sulle spalle del territorio, servono più fondi e meno armi"

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite

Il caso dei punti nascita in provincia di Siena continua a far discutere. Dopo le ultime indicazioni del Comitato ministeriale, che ha escluso deroghe per la struttura di Campostaggia e concesso solo un anno a Nottola, interviene la segreteria provinciale di Rifondazione Comunista Siena, criticando aspramente i criteri adottati e chiedendo un cambio di rotta alle istituzioni.

Di seguito la nota integrale.

“Il Comitato ministeriale ha negato la deroga chiesta da istituzioni e cittadini per il punto nascita di Campostaggia. È l’anticamera della chiusura. Le ragioni sono due: poco più di 450 parti l’anno, contro i 500 fissati dalla norma, e la vicinanza a Le Scotte. A Nottola è stata concessa una fragile deroga di un solo anno.
Ricordiamo che la regola che fissa quella soglia è stata costruita in modo bipartisan, da centrodestra e centrosinistra: nasce nel 2010 con il Governo Berlusconi e viene irrigidita nel 2015 dal Governo Renzi. Quando fu scritta, in Italia nascevano oltre mezzo milione di bambini l’anno. Nel 2024 sono stati 369.944, nel 2025 circa 355 mila: quasi un terzo in meno. La matematica ci dice che si continua ad applicare una regola tarata su un Paese che non esiste più.

E Campostaggia e Nottola non sono casi isolati.

Negli ultimi due anni le chiusure dei punti nascita sono ripartite in tutta Italia, negli stessi mesi in cui il Governo Meloni si impegna a moltiplicare la spesa militare. Non ci raccontino che è un’esigenza contabile, si tratta di una precisa scelta politica: un Paese che trova decine di miliardi per il riarmo non può sostenere che mancano i soldi per far nascere un bambino nel proprio territorio. L’articolo 32 della Costituzione mette la salute tra i diritti fondamentali. Il riarmo non è tra i doveri dello Stato.

Rifondazione Comunista chiede che la legge venga cambiata, perché è cambiato il Paese in cui la si applica. Tenere ferma una soglia del 2010 mentre le nascite crollano significa scaricare il costo del cambiamento sui cittadini delle aree interne. E, insieme, fare un regalo alle cliniche private, in spregio al principio dell’universitalità delle cure che guida il nostro ordinamento sanitario.

Il Parlamento deve rivedere la legge, ora: quando cambia la realtà si cambiano le regole; non si lascia che siano le persone a pagare il prezzo.

Servono meno soldi per le armi e più sanità di prossimità. Campostaggia e Nottola non sono un peso da tagliare: sono un servizio da tenere in piedi, in un Paese che ne ha ogni anno di meno”.



Articoli correlati