Rievocazioni storiche, 500mila euro dalla Regione: fondi in arrivo per il Palio?

Proposta di legge approvata dal Consiglio regionale. Valentini (PD) critico: "Palio rievocazione storico? E' contrario alla nostra storia"

Una governance diffusa per valorizzare, promuovere, tutelare e riconoscere il patrimonio identitario della Toscana rappresentato dalle numerose rievocazioni storiche. È il cuore della proposta di legge approvata dal Consiglio regionale (24 voti a favore, 4 astenuti) che prevede lo stanziamento di 500mila euro l’anno fino al 2023. Un’iniziativa che potrebbe portare finanziamenti al Palio di Siena, ma anche alle altre storiche rievocazioni in provincia, dal Bravio delle Botti, Palio dei Ciuchi, Palio dei Somari, fino alla Festa Medievale.

L’Aula approva anche un ordine del giorno della Lega, illustrato da Luciana Bartolini, per dare in concessione ai privati immobili di proprietà dello Stato o degli enti locali per un periodo fino a 50 anni in modo da ampliare lo spettro dei possibili fruitori ai beni dei piccoli centri e borghi.

La legge, come illustrato dalla presidente della commissione Cultura Cristina Giachi (Pd), è “aderente ai tempi, ai soggetti che governano il settore. Si tratta, metaforicamente, di un ponte tra passato e futuro inteso come passione e impegno”. In sede di dibattito la stessa presidente Giachi ha annunciato emendamenti in particolare sulla composizione del Comitato regionale per le rievocazioni storiche (previsto all’articolo 6 dell’articolato messo in votazione) per cui tra i sei sindaci delegati, almeno due saranno espressione di Comuni con dimensione demografica inferiore a 15mila abitanti designati da Anci.

Respinti, invece, gli emendamenti proposti da Fratelli d’Italia per ampliare la platea del Comitato a tutti e dieci i sindaci dei capoluoghi di Provincia o loro delegati. In fase di illustrazione degli emendamenti il consigliere Diego Petrucci ha lamentato come il testo originario della Giunta sia stato “sciupato in commissione” visto il ruolo a suo dire “arbitrario” che si riserva all’Anci sulla scelta dei Comuni all’interno del Comitato.

Plauso al testo è arrivato dai consiglieri Pd. Il lavoro fatto è stato giudicato “importante” da Francesco Gazzetti (Pd). “È la prima in Italia di applicazione della legge sul Terzo Settore. Ne seguiranno altre come quella sui cammini”. Soddisfazione l’ha espressa Elena Rosignoli: “Il testo è completo” e alle critiche sullo stanziamento di 500mila euro, ritenuto non sufficiente, ha riposto: “Si può fare di più, ma è un buon inizio”. Il punto di caduta trovato in commissione “risponde alla conformazione della nostra regione, sia da un punto di vista di popolazione che di rappresentatività delle tradizioni” secondo Andrea Vannucci mentre per il capogruppo Vincenzo Ceccarelli le “premesse sono buone. Interveniamo a sostegno di memoria e identità delle nostre comunità”.

Per Luciana Bartolini (Lega) la Toscana è la regione in cui le rievocazioni storiche sono “sistematiche e capillari, sparse su tutto il territorio. La nostra è una forte tradizione”. Le ha fatto eco la capogruppo Elisa Montemagni: “Dobbiamo sempre ricordarci da dove veniamo e dove vogliamo andare” e ha auspicato sostegno alla memoria storica delle “aree periferiche, sature di cultura e tradizioni”. Andrea Ulmi (Lega) ha rilevato quanto “Mantenere le peculiarità territoriali sia fondamentale”.

Le rievocazioni storiche hanno un ruolo importante anche perché è “veicolo di promozione a livello mondiale” per Gabriele Veneri (Fratelli d’Italia) mentre per Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) l’attaccamento alle proprie radici “rappresenta un valore aggiunto importante”.

La possibilità non piace a Bruno Valentini (PD), ex sindaco di Siena: “Ritengo allucinante che l’attuale Amministrazione Comunale abbia spinto per far rientrare il Palio nell’elenco delle “rievocazioni storiche” toscane. Una decisione contraria alla nostra storia, che equipara il Palio ad altre manifestazione od eventi, inventati o resuscitati per mero interesse turistico. Operazioni legittime, per carità, ma da tenere ben distinte dall’unicita’ culturale e popolare del Palio di Siena. E meraviglia ancora di più che gli autori di questo autentico misfatto siano coloro che si spacciavano per difensori della cosiddetta senesita’”.