Un’astensione solitaria, ma senza ragioni politiche, nel voto che ha portato all’approvazione del nuovo statuto della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala. A distinguersi dal resto del Consiglio comunale di Siena è stato Marco Falorni, consigliere di maggioranza del gruppo Forza Italia, Udc, Nuovo Psi, unico a non esprimere voto favorevole.
Una scelta che Falorni tiene subito a chiarire, sgombrando il campo da letture politiche interne alla coalizione di governo. “Escludo un passaggio all’opposizione – precisa – perché potrebbe sembrare questo. Si tratta semplicemente di una posizione che porto avanti da molti anni, non da oggi”.
Le sue perplessità, infatti, non riguardano tanto il contenuto tecnico del nuovo statuto, quanto il modello stesso di governance adottato per la valorizzazione del complesso museale. Falorni rivendica una posizione coerente nel tempo, maturata già durante le precedenti amministrazioni, quando si iniziò a discutere dell’ipotesi di una fondazione di partecipazione per il Santa Maria della Scala.
“Il nuovo statuto è legittimo e può anche essere ben fatto – spiega – ma continuo ad avere dubbi sull’opportunità di affidare a una fondazione di partecipazione il compito di valorizzare il patrimonio del Santa Maria”.
Alla base dell’astensione c’è soprattutto una valutazione pragmatica: secondo Falorni, finora il coinvolgimento dei privati non ha prodotto risultati concreti e Siena dovrebbe percorrere una strada diversa per finanziare cultura e valorizzazione del patrimonio: puntare con decisione sulla ricerca di sponsor di alto profilo. “Non mi pare che finora ci sia stato un grande coinvolgimento da parte dei privati. Siena ha un brand internazionale fortissimo: credo che in Italia solo Venezia e Roma possano dirsi certamente superiori. Proprio per questo dovremmo cercare sponsor importanti per mettere finalmente in campo grandi operazioni culturali”.
Falorni guarda in particolare a progetti di respiro internazionale, capaci di riportare Siena al centro della scena culturale europea. Il riferimento è a grandi mostre ed eventi che richiedono programmazione di lungo periodo e ingenti risorse economiche.
“L’ultima grande operazione culturale internazionale che ricordo è la mostra su Duccio del 2001. Dopo ci sono state iniziative valide, ma non di quella portata. Per realizzare progetti di questo livello servono almeno tre anni di preparazione e molti soldi. Risorse che non possono arrivare solo dal bilancio comunale”.
Da qui la convinzione che il rilancio del Santa Maria debba passare soprattutto dall’apporto di grandi capitali privati, attraverso partnership e sponsorizzazioni strutturate.
“Qualcuno potrebbe chiedersi perché Falorni, da solo, si astenga e se abbia interessi particolari. Sì, lo ammetto: ho degli interessi. Sono gli interessi per il bene di Siena e per la valorizzazione del suo patrimonio. Sono le uniche cose che superano la fierezza di appartenere allo schieramento politico nel quale mi riconosco”.
Parole che, pur senza incrinare formalmente la compattezza della maggioranza guidata dal sindaco Nicoletta Fabio, aprono comunque un dibattito più ampio sulle strategie future per il rilancio del Santa Maria della Scala: fondazioni partecipate o grandi investimenti privati, governance pubblica o forte attrazione di capitali esterni. Un confronto che, con ogni probabilità, continuerà ben oltre il voto di oggi sul nuovo statuto.