Morte Rossi, Filippone esplode in Commissione: "Leggete i verbali. Sono dieci anni che sono in terapia, me lo sogno ancora la notte"

L'ex dipendente di Monte dei Paschi e amico di David Rossi si emoziona durante l'audizione: "Per me era come un fratello". Poi lo sfogo contro le domande già affrontate nelle precedenti inchieste e il racconto delle accuse ricevute dopo la diffusione del video della caduta

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“Leggete i verbali, non fatemi sempre le stesse domande. Pensate che per me sia semplice ridire sempre le stesse cose? Le domande devono essere fatte con criterio, perché qui c’è la morte di una persona che per me era come un fratello”. Giancarlo Filippone esplode davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi e trasforma la sua audizione in un lungo sfogo, doloroso e carico di tensione.

L’ex dipendente di Banca Monte dei Paschi di Siena, amico storico di Rossi, non nasconde la fatica di dover ripercorrere ancora una volta quei momenti del 6 marzo 2013. Per lui non si tratta soltanto di rispondere a domande già poste negli anni, ma di tornare dentro una vicenda che da tredici anni continua a vivere come un incubo. “Me lo sogno di notte, vado in terapia da dieci anni”, afferma. David Rossi per lui non era semplicemente un collega, ma “un amico”, o meglio “un fratello”, ripete più volte.

“Sono uscito di casa per cercarlo: non era un collega, era un amico”

Nel ricostruire la sera del 6 marzo 2013, Filippone racconta il rapporto che lo legava a David Rossi e spiega perché, appena ricevuta la telefonata della moglie dell’ex capo comunicazione Mps, Antonella Tognazzi, decise di uscire immediatamente di casa. “Io come amico, proprio come amico, sono uscito di casa e sono andato a cercarlo, perché per me era importante. Non è fra colleghe e colleghi, è fra amici e amici. È ovvio che ho chiamato David. Chi dovevo chiamare?”.

L’ex dipendente Mps ricorda di aver percepito immediatamente la preoccupazione nella voce della moglie di Rossi. “Antonella mi ha chiamato perché era preoccupata. L’ho sentita preoccupata al telefono. Vuol dire che in quei giorni effettivamente David non era lui”. Spiega che nei giorni precedenti Rossi appariva profondamente provato dalla situazione che stava vivendo all’interno della banca. “Era una situazione non facile. Sicuramente non dormiva, faceva tardi. In ufficio ci parlavamo cinque o dieci minuti, poi lui stava chiuso nel suo ufficio a scrivere comunicati. Si vedeva che era molto toccato da questa situazione”.

Filippone racconta poi di aver incontrato la figlia Carolina Orlandi mentre entrambi stavano raggiungendo Rocca Salimbeni e ricorda come fosse del tutto anomalo che David non rispondesse al telefono. “David rispondeva sempre. Se chiamavo io, o chiamava Antonella, lui rispondeva oppure mandava almeno un messaggio, anche se era in riunione. Per questo mi sembrava così strano”.

Le sponsorizzazioni, il video e lo sfogo: “Mi hanno massacrato”

Nel corso dell’audizione la Commissione affronta anche il tema delle sponsorizzazioni di Monte dei Paschi, chiedendo se Rossi potesse aver subito pressioni o ricatti. Filippone esclude questa possibilità, spiegando che, a suo giudizio, il responsabile della Comunicazione disponeva di un’autonomia molto limitata. “Tutte le proposte potevano essere valutate, ma le firmava solamente l’amministratore delegato. Non penso potesse subire pressioni perché lui non gestiva direttamente il credito, i finanziamenti o le sponsorizzazioni. L’input partiva da altre direzioni”.

Una ricostruzione sulla quale alcuni commissari fanno presente che altre testimonianze attribuirebbero invece a Rossi un ruolo più incisivo nella valutazione e nella verifica delle sponsorizzazioni. Filippone replica di non essere a conoscenza di quella procedura e ribadisce la propria convinzione.

Tra i passaggi più intensi dell’audizione c’è però il ricordo della pubblicazione del video della caduta di David Rossi e dell’arrivo di Filippone accanto al corpo dell’ex capo della Comunicazione di Mps. “Mi hanno veramente massacrato. Chi mi conosceva a Siena sapeva che non ero stato io, ma da fuori mi è arrivato di tutto”.

Filippone sostiene che la diffusione di quelle immagini, prive, a suo dire, di circa mezz’ora di registrazione, abbia alimentato sospetti nei suoi confronti.

“Mi consideravano quello che aveva ammazzato David, la persona omertosa che nascondeva qualcosa. Era il mio miglior amico, ci conoscevamo da vent’anni. Secondo voi avrei nascosto qualcosa?”. L’ex dipendente racconta di non sapere chi abbia diffuso quel filmato e di aver sofferto profondamente per le accuse ricevute. “A me arrivava di tutto sul cellulare. Ho chiuso totalmente i rapporti con la famiglia di David. Sarebbe bastato che qualcuno mi avesse chiamato per spiegarmi quella situazione. Invece non è arrivata nessuna telefonata”.

Parole che restituiscono il forte coinvolgimento emotivo con cui Filippone ha affrontato un’audizione conclusa con un’ultima richiesta di scuse ai commissari. “Scusate la reazione, ma per me questa è una cosa troppo pesante”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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