Il futuro del Santa Maria della Scala è già entrato in una fase concreta di lavoro e confronto. A settembre il cammino del Masterplan si arricchirà con laboratori, workshop e tavoli di approfondimento dedicati ai 18mila metri quadrati ancora da restaurare, un passaggio importante per discutere i progetti, raccogliere osservazioni e allargare il coinvolgimento della città attorno a una trasformazione che riguarda il cuore stesso del complesso.
Tra gli obiettivi che restano sullo sfondo c’è anche la possibilità di arrivare, quando ci saranno tutte le condizioni necessarie sul piano organizzativo e della sicurezza, ad aprire in futuro il cantiere a visite guidate dentro sale ancora da recuperare che custodiscono una parte essenziale della memoria del vecchio ospedale.
Il lavoro avviato dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, guidata dal presidente Cristiano Leone insieme alla direttrice Chiara Valdambrini e al cda, in dialogo con il Comune di Siena e con il sindaco Nicoletta Fabio, punta a consolidare una visione condivisa sul futuro del complesso.

Il Masterplan è l’atto strutturante destinato a guidare in modo progressivo e sostenibile la rifunzionalizzazione del Santa Maria nei prossimi decenni, tenendo insieme tutela, accessibilità e qualità della fruizione pubblica. In questo scenario si colloca anche un obiettivo a cui Leone tiene in modo particolare: riportare l’ingresso principale del complesso davanti al Duomo, nella sua sede storica, destinando l’attuale accesso a sola uscita.
È dentro questo scenario che la mostra “Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni” continua ad attirare pubblico, interesse e curiosità. Il percorso espositivo, visitabile fino al 27 settembre 2026, non si limita a illustrare il Masterplan, ma mette il visitatore a contatto diretto con una parte molto autentica dell’antico Spedale. Uno degli ambienti più forti dell’allestimento è una sala mai restaurata, rimasta nella sua dimensione novecentesca, con il pavimento verde del vecchio nosocomio, l’altezza severa degli spazi ospedalieri, le tracce del tempo ancora impresse sulle superfici. Entrarvi produce un effetto netto: sembra di attraversare una soglia e tornare nel Santa Maria della Scala di mezzo secolo fa, in uno spazio ancora saturo di memoria, di passaggi, di lavoro, di cura.
Oggi quella sala è parte integrante dell’allestimento e accoglie i gessi di importanti opere d’arte insieme al plastico del progetto di Guido Canali, che negli anni Novanta immaginò il futuro del complesso nel passaggio da ospedale a museo. È un accostamento che funziona perché mette in dialogo la memoria concreta degli spazi e le visioni che nel tempo hanno cercato di interpretarli. La mostra ricostruisce infatti la lunga trasformazione del Santa Maria della Scala, da luogo di cura e accoglienza a grande complesso museale, e presenta la nuova strategia di riqualificazione coordinata da Luca Molinari Studio con il contributo di tre studi internazionali, LAN Architecture, Studio Odile Decq con Pangalos Feldmann Architectes e Hannes Peer Architecture, chiamati a ripensare alcune aree cruciali del complesso. L’idea è quella di un organismo vivo, capace di adattarsi nel tempo, di tenere insieme conservazione e nuovi usi, identità storica e funzioni contemporanee.

In un Comune di circa 52mila abitanti, il Santa Maria della Scala mette a disposizione quasi 38mila metri quadrati di spazi. Un dato straordinario, ancora più eloquente se confrontato con il Centre Pompidou di Parigi, che conta 45mila metri quadrati in una metropoli da oltre due milioni di residenti. È una proporzione che dice molto della singolarità del complesso senese, della sua centralità urbana e della sua natura di vera città nella città. Più che un museo tradizionale, il Santa Maria appare come un organismo vivente, in continua evoluzione, una casa della comunità che continua a interrogarsi sul proprio futuro senza interrompere il legame con la sua storia.
