Senzatetto e famiglie in difficoltà. La quarantena delle persone meno fortunate

Persone senza lavoro, che non possono provvedere al proprio sostentamento, e senza una fissa dimora. Come affrontano questi cittadini l'emergenza Coronavirus?

E’ un momento difficile per tutti. Lo abbiamo detto già tante volte. Il Coronavirus ha costretto le persone a cambiare le proprie abitudini quotidiane, non senza qualche sacrificio. Questa quarantena forzata, più o meno per tutti, è ormai al centro delle nostre conversazioni. Non si parla d’altro e tutto è diventato funzionale ad essa. “Io resto a casa”. E’ questo probabilmente l’hashtag più utilizzato in questo periodo sui social, per non dire inflazionato. La frase emblematica che riassume questo momento condiviso da tutti. Ma è proprio ragionando su questa frase, all’apparenza così semplice, che sorge una domanda: e chi non ha una casa dove restare come fa? Come affronta questa quarantena chi ha sempre dormito per strada o nelle strutture messe a disposizione dalle associazioni, insieme ad altre persone? O chi è senza lavoro e non può provvedere al proprio sostentamento, in un periodo in cui i supermercati vengono presi letteralmente d’assalto. Sono più di cento le famiglie, di Siena e non, che fanno affidamento sui banchi alimentari che, per fortuna, non risentono della quarantena. “Di donazioni ce ne sono tante, non solo da privati, ma anche da ristoranti che hanno chiuso e dai supermercati – spiega Anna Ferretti della Caritas -. Noi abbiamo lasciato attivi i nostri servizi adeguandoli al momento che stiamo vivendo. La distribuzione dei viveri avviene su prenotazione o a domicilio in caso di necessità. La casa notturna, che era già piena prima del Coronavirus, rimane aperta anche di giorno e, anzi, chiediamo agli ospiti di non uscire. Abbiamo incrementato le pulizie, cambiamo la biancheria in maniera più frequente, misuriamo la temperatura e ci accertiamo che mantengano la distanza di sicurezza”.

 

 

Essere senza una fissa dimora, però, a volte è una scelta e non è detto che cambi in situazioni particolari come questa. “E’ probabile che qualcuno ancora dorma per strada – continua Ferretti – e in questo caso possiamo farci poco. C’è chi non vuole entrare in certi programmi e sono scelte che dobbiamo rispettare”.

E poi ci sono le mense. Come quella nella chiesa di San Girolamo che ogni giorno ospita una trentina di persone. Le stesse che fino a qualche settimana fa sedevano intorno ad un tavolo, al caldo, oggi si ritrovano fuori in fila, distanti l’una dall’altra, per prendere il pasto d’asporto. Il decreto parla chiaro: niente assembramenti. “Mi chiedono quando riapriremo la mensa, ma io non so cosa rispondere – afferma Suor Nevia. Una domanda lecita e un senso di incertezza che accomuna tutti. Lo stesso che ha spinto qualche volontario a fare un passo indietro. “Qualcuno ha deciso di non venire più. Ha paura – spiega Suor Nevia – Ieri è venuto l’arcivescovo a darci una mano. Un gesto apprezzato da tutti, pieno di positività. In questo momento di difficoltà dico a tutti di avere coraggio. Non perdete la speranza e continuate ad aiutare il prossimo”.

Teresa Scarcella

 

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