Decreto Primo Maggio, la Cgil Siena attacca. D'Ercole: "Occasione persa"

"Il principio è che non si può essere allergici al confronto, il confronto è insito in un principio di democrazia", afferma D’Ercole

Di Redazione | 29 Aprile 2026 alle 19:30

Decreto Primo Maggio, la Cgil Siena attacca. D'Ercole: "Occasione persa"

Alla vigilia della Festa dei Lavoratori, la CGIL di Siena interviene con forza sul cosiddetto Decreto Primo Maggio approvato dal Governo, esprimendo una netta contrarietà sia nel metodo che nei contenuti. A prendere posizione è la segretaria generale Alice d’Ercole, che punta il dito soprattutto sull’assenza di confronto con le parti sociali e sulla mancanza di misure concrete a sostegno dei lavoratori.
“Il principio è che non si può essere allergici al confronto, il confronto è insito in un principio di democrazia”, afferma D’Ercole, sottolineando come, quando si parla di lavoro, sia necessario “sentire chi i lavoratori li rappresenta”. Un passaggio che richiama direttamente il ruolo del sindacato e che si inserisce in un contesto economico che la CGIL definisce sempre più critico.

“Abbiamo 13 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori che sono poveri anche lavorando, sono sulla soglia di povertà, dati Istat”, prosegue, evidenziando come negli ultimi quattro anni i salari reali siano arretrati “di circa 8 punti percentuali”, mentre l’inflazione ha raggiunto “fino a 19 punti percentuali”.
È in questo quadro che si inserisce la critica al decreto, accusato di non intervenire in modo efficace sulla condizione dei lavoratori. “Decidere di mettere risorse verso le aziende senza mettere un euro verso i lavoratori è una scelta sbagliata”, sostiene la segretaria, aggiungendo che incentivare le imprese a fare ciò che già dovrebbero fare, cioè assumere, appare insufficiente “di fronte a questa pandemia salariale e sociale”.

Secondo la CGIL, le alternative c’erano e avrebbero potuto incidere in modo più strutturale. “Si potevano fare tante cose: stabilire una soglia sotto la quale non si chiama lavoro ma si chiama sfruttamento, che si chiama salario minimo”, afferma D’Ercole. Un altro fronte riguarda il fisco: “Se si voleva ragionare di salario giusto bisognava intervenire su 24 miliardi di drenaggio fiscale che i lavoratori pagano in più di tasse”, proponendo un intervento sull’indicizzazione delle aliquote all’inflazione.
Lo sguardo si concentra poi anche sulla realtà locale, dove le difficoltà del mondo produttivo si riflettono direttamente sull’occupazione. “In due anni abbiamo il 322% di cassa integrazione aumentata per crisi aziendali e 1500 posti di lavoro che si stanno cancellando”, denuncia la segretaria, indicando la necessità di politiche industriali e di un’accelerazione sui rinnovi contrattuali.
Proprio su questo punto arriva una delle critiche più nette al provvedimento. “L’unica scelta che poteva essere lungimirante era la retroattività dei rinnovi contrattuali, ma è stata derubricata”, spiega D’Ercole, sottolineando come l’attuale meccanismo porti a recuperare “solo il 30% dell’inflazione, anni dopo”, senza garantire una reale tutela del potere d’acquisto.

Il giudizio complessivo resta quindi fortemente negativo. “È un’occasione persa, un’occasione mancata”, conclude la segretaria, ribadendo la necessità di tornare a un modello basato sul confronto. “Ci si siede al tavolo, si sentono le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori e si decide insieme”, afferma, richiamando quel “patto sociale che regge il Paese” e che, secondo la CGIL, il Governo avrebbe messo in discussione con un atteggiamento di chiusura “a qualsiasi voce dissonante”.



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