L’Accademia Musicale Chigiana con profonda commozione si unisce al cordoglio del mondo della cultura, della musica e dello spettacolo nel ricordo del Maestro Gabriele Ferro, tra le personalità più autorevoli e originali della direzione d’orchestra del nostro tempo, protagonista di una straordinaria e luminosa carriera che lo ha visto alla guida delle maggiori orchestre e nei più prestigiosi teatri del mondo.
Musicista di vastissima cultura e interprete di rara sensibilità, Gabriele Ferro ha attraversato oltre mezzo secolo di vita musicale, distinguendosi per la profondità del proprio pensiero musicale e per la capacità di coniugare la conoscenza della grande tradizione con una costante attenzione alla musica del nostro tempo. Nel corso della sua carriera ha diretto orchestre quali i Wiener Symphoniker, i Bamberger Symphoniker, la BBC Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra, la Gewandhausorchester di Lipsia, la Staatskapelle di Dresda e l’Orchestre National de France. In Italia, un sodalizio lungo e profondo lo ha legato all’Orchestra Sinfonica Siciliana e all’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, di cui fu direttore principale: un radicamento che testimonia il suo rapporto con la vita musicale del Paese e, in particolare, con la sua Sicilia.
È stato protagonista di importanti stagioni in prestigiosi teatri, dal Teatro alla Scala alla Staatsoper di Stoccarda, dal Teatro San Carlo di Napoli al Teatro Massimo di Palermo, fino alla Royal Opera House di Londra, alla Deutsche Oper di Berlino, all’Opéra Bastille di Parigi e alla San Francisco Opera.
Da sempre legato alla Sicilia e a Palermo, Gabriele Ferro ha saputo mantenere vive le proprie radici culturali, che hanno profondamente segnato la sua sensibilità interpretativa, affermandosi al tempo stesso come una delle figure di riferimento della direzione d’orchestra italiana nel panorama europeo e internazionale.
Un legame significativo unisce Gabriele Ferro anche alla storia dell’Accademia Musicale Chigiana. Fu ospite delle Settimane Musicali Senesi in più occasioni, tra il 1974 e il 1977, prendendo parte da protagonista a una stagione di particolare vivacità e rilievo nella riscoperta e nella riproposizione del repertorio operistico. Sul podio di importanti produzioni, diresse opere di Gluck, Cherubini e Rossini, collaborando con compagini orchestrali internazionali quali l’Orchestra Giovanile della Filarmonica di Russe, l’Orchestra del Conservatorio di Praga e l’Orchestra della North Carolina School of the Arts, insieme al Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Tra le opere presentate figuravano Ifigenia in Tauride, Le due giornate, Lodoiska, Le Comte Ory ed Ermione. La sua partecipazione rappresentò uno dei momenti più significativi di quella stagione delle Settimane Musicali Senesi, caratterizzata dalla riscoperta e dalla restituzione al pubblico di capolavori poco frequentati del repertorio operistico, nel segno della vocazione culturale della Chigiana.
A ricordare Gabriele Ferro è Nicola Sani, Direttore artistico dell’Accademia Musicale Chigiana, che lo ha conosciuto e frequentato a lungo, condividendo con lui anche momenti significativi della sua esperienza artistica internazionale:
«Ho appreso con profondo dolore della scomparsa di Gabriele Ferro. Con lui se ne va amico e uno dei musicisti più liberi e luminosi che io abbia conosciuto. Ci siamo frequentati a lungo, in particolare negli anni Novanta, in Germania, quando era direttore musicale dell’Opera di Stoccarda (1991-1997). Le rigidità delle istituzioni teatrali tedesche gli stavano strette, il suo spirito indipendente non si lasciava incasellare, eppure l’orchestra lo amava e insieme realizzarono cose meravigliose. Ricordo la sua autorevolezza senza durezza, la capacità di tenere insieme rigore e libertà. Gabriele era un grande musicista e un uomo di vastissima cultura, una dote oggi sempre più rara. Lungo la sua carriera ha diretto le principali orchestre italiane e le più grandi orchestre del mondo ed è stato protagonista assoluto nei principali teatri internazionali. E in tutto questo non ha mai smesso di guardare avanti: aveva un dono prezioso, un’apertura instancabile verso il nuovo e verso la musica del nostro tempo. A lui si devono prime esecuzioni e interpretazioni memorabili di autori come Berio, Nono, Maderna, Clementi, Ligeti, Stockhausen, Rihm, Sciarrino, difesi con la stessa dedizione con cui affrontava il grande repertorio. La sua curiosità non si è mai spenta. Quell’apertura affondava le radici in una stagione straordinaria: Gabriele apparteneva alla generazione palermitana che, attorno alle Settimane Internazionali di Nuova Musica (1960-1968), diede un contributo determinante all’innovazione musicale del dopoguerra; la stessa che ebbe tra i suoi protagonisti Antonino Titone, Paolo Emilio Carapezza, Francesco Agnello. Da quell’esperienza portò con sé, per tutta la vita, la certezza che la grande tradizione e la ricerca più ardita non sono nemiche, ma due volti della stessa libertà. C’era in lui qualcosa di profondamente siciliano, di mediterraneo: l’amore per il mare e per gli orizzonti illimitati e una passione viva per la cultura classica in ogni sua forma, la letteratura, le arti visive, l’architettura. È sempre stato uno spirito libero, autonomo, indipendente e quella libertà era anche il segreto della sua arte. La sua anima si è rivelata fino all’ultimo gesto. Appena poche settimane fa, l’11 ottobre, nel suo Teatro Massimo di Palermo, ha diretto una propria composizione, Sintropia n. 5, per coro di voci bianche, orchestra e live electronics, nata da un frammento di Saffo – la luna e le Pleiadi che tramontano, la notte a metà del suo corso, il tempo che passa. Le voci bianche del coro, trasformate in tempo reale e diffuse nello spazio, giungevano come da un altrove: l’antichità mediterranea e il suono più nuovo uniti in un’unica vibrazione, una musica sospesa tra l’amore e il distacco. Lo ricordo con immensa stima e con l’affetto di un’amicizia che il tempo non ha scalfito. A Gabriele va la mia immensa gratitudine, per la musica e per la sua umanità.»
L’Accademia Musicale Chigiana rivolge ai familiari, agli amici e a quanti hanno condiviso con Gabriele Ferro il suo lungo e appassionato percorso artistico le più sentite condoglianze, custodendone con gratitudine la memoria.