Un infortunio sul lavoro avvenuto nell’estate 2023 ad Arbia è arrivato ieri mattina in tribunale a Siena: tre persone sono state rinviate a giudizio per le responsabilità che, secondo l’accusa, avrebbero portato alla caduta di un operaio di 35 anni da un tetto.
L’episodio risale a luglio, durante un intervento in un cantiere privato. L’uomo era impegnato sulla copertura di un capannone in operazioni di manutenzione: stava ripulendo gli scarichi dell’acqua piovana e rimuovendo foglie, aghi di pino e detriti. Nel corso degli spostamenti, avrebbe messo piede su una porzione della copertura realizzata con lastre in fibra-cemento; proprio quel pannello avrebbe ceduto all’improvviso, provocando il volo nel vuoto e il violento impatto a terra. Le conseguenze, stando a quanto ricostruito, sono state pesanti: fratture a più costole e un grave trauma al femore, tra le lesioni riportate.
Sul posto intervennero i sanitari del 118, che disposero il trasferimento urgente all’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena. Arrivarono anche i vigili del fuoco e i tecnici della Medicina del lavoro, incaricati di effettuare gli accertamenti per chiarire la dinamica e le condizioni di sicurezza dell’area.
L’indagine ha concentrato l’attenzione su tre figure: due committenti e il datore di lavoro. Per la Procura, le condotte contestate sarebbero riconducibili a negligenza, imprudenza e imperizia, con presunte violazioni delle regole di prevenzione. Il pubblico ministero Siro De Flammineis sostiene che l’incidente avrebbe potuto essere evitato se fossero stati predisposti gli atti e le verifiche previsti, in particolare un’adeguata valutazione dei rischi legata alle attività in quota e un controllo sulla sussistenza dei requisiti professionali necessari.
Sul fronte opposto, le difese hanno chiesto di procedere con rito abbreviato. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Alessandro Bonasera e Romeo Alfisi del foto di Siena. Tra i punti contestati dai legali c’è anche l’inquadramento della persona ferita: secondo la loro impostazione, il 35enne non sarebbe solo “parte offesa” ma avrebbe un ruolo tale da poter essere considerato, a sua volta, tra i committenti.
Il procedimento è incardinato davanti al giudice Francesco Picardi e proseguirà nel mese di giugno.