Sovicille, dopo trent’anni torna a Ponte allo Spino la tela di Domenico Manetti

Di Redazione | 8 Maggio 2026 alle 13:05

Sovicille, dopo trent’anni torna a Ponte allo Spino la tela di Domenico Manetti

I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, Nucleo di Firenze hanno restituito oggi all’Arcidiocesi di Siena, al comune di Sovicille e alla chiesta di Ponte allo Spino un’importante opera: una tela seicentesca attribuita a Domenico Manetti (1609-1664), raffigurante Cristo in Pietà con la Vergine e i santi Giovanni Evangelista e Maria Maddalena.

L’opera era stata trafugata dalla chiesa della Compagnia dell’Immacolata Concezione di Ponte allo Spino, nel territorio di Sovicille, il 2 maggio 1990, insieme ad altre tele appartenenti all’originario apparato decorativo dell’oratorio.

Il dipinto – fanno sapere i Carabinieri – è stato sequestrato dopo una verifica dell’opera attraverso la “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La comparazione della fotografia del dipinto con quella censita nella Banca Dati TPC a seguito della denuncia di furto datata 07 maggio 1990 ha consentito di accertarne l’illecita provenienza. Inoltre, per l’importanza dell’opera, l’immagine era stata inserita all’interno della pubblicazione n. 15 del “Bollettino delle opere d’arte trafugate” (pagina 100, anno 1992).

La conseguente attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Pisa, ha accertato anche l’estraneità ai fatti per il privato cittadino che, considerata la pregevole manifattura del dipinto, ne aveva richiesto l’iniziale accertamento sulla sua lecita provenienza.

La comunità parrocchiale, insieme alla Compagnia laicale che custodisce la chiesa, ritrova così una significativa testimonianza di fede e di arte, grazie alla perizia dei Carabinieri e all’impegno delle Istituzioni che operano in sinergia con l’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi per tutelare un patrimonio di grande importanza, capace ancora oggi di parlare di bellezza e di valori condivisi.

L’opera, di notevoli dimensioni (circa 245 x 165 cm), è stata attribuita a Domenico Manetti, attribuzione confermata dal ritrovamento di documenti d’archivio relativi ai pagamenti. Le carte attestano che la commissione fu avviata nell’ottobre del 1647 grazie alle offerte dei confratelli e conclusa nel 1648.

 

Il dipinto si colloca in una fase ancora legata alla cultura e alla tavolozza caravaggesca, filtrata anche attraverso la formazione familiare del pittore, appresa dal padre Rutilio. Allo stesso tempo, l’opera mostra una certa distanza dai più maturi sviluppi del barocco senese, incarnati da artisti come Raffaello Vanni e Bernardino Mei.

 

Il recente recupero – reso possibile dall’azione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Nucleo di Firenze, in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino – ne ha consentito il ritorno nel contesto originario. Un episodio che dimostra concretamente il valore della tutela del patrimonio culturale, non solo come protezione materiale delle opere, ma anche come salvaguardia della memoria collettiva e delle identità locali.

 

L’iniziativa si inserisce in un più ampio quadro di collaborazione tra le istituzioni civili e militari e l’Ufficio Diocesano Beni Culturali Ecclesiastici, dimostrando come la sinergia tra ambiti e competenze diverse sia fondamentale per contrastare il traffico illecito, favorire il recupero dei beni sottratti e restituirli alle comunità di provenienza. La vicenda della tela di Manetti assume un valore esemplare, ribadendo il ruolo centrale della tutela come strumento attivo di conoscenza, conservazione e trasmissione del patrimonio.



Articoli correlati