Storie di contenitori inutilizzati, l’Istituto Santa Teresa

Costruito alla fine del diciannovesimo secolo, l’Istituto ha accolto al suo interno varie funzioni, oggi però pare non avere un futuro ben delineato

Siena, città iscritta nella world heritage list nel 1995 e centro storico tra i più belli e apprezzati al mondo, si permette, a quanto pare, il lusso di lasciare vuoti e parzialmente incustoditi, spazi e palazzi storici che per secoli hanno fatto la storia della nostra città in ambito sia culturale sia artistico. Tutti contenitori utili alla città e al suo sviluppo. Luoghi a cui poter dare un nuovo avvenire, in cui dar spazio a idee e progetti.
Sono tre, per il momento, i palazzi a cui abbiamo deciso di dare spazio e attenzione questa settimana.
Il primo, è l’Istituto Santa Teresa.
Costruito tra il 1877 e il 1885 a cura dell’architetto Giuseppe Partini, il complesso fu utilizzato negli anni per vari scopi, per lo più di carattere pedagogico, ma successivamente abbandonato negli anni ’90 dalle suore che lo avevano in gestione. Su un suo futuro utilizzo se ne discusse già nei primi anni duemila quando il consiglio comunale approvò l’acquisizione della parte non storica del complesso per un importo di 3 milioni di euro, al fine di destinare l’immobile alla realizzazione di alloggi da assegnare in locazione a canone concordato. Da quel momento non parte però alcun lavoro.
Nel 2015, in un’interrogazione dell’11 marzo, Eugenio Neri e Giuseppe Giordano riproposero il problema della destinazione dell’Istituto. Si pose l’attenzione anche sull’importanza artistica di alcune parti di questa struttura come l’oratorio di grande pregio artistico che ospita, tra gli altri, dipinti del pittore senese Gaetano Marinelli dedicati alla vita di Santa Teresa. All’interrogazione rispose l’assessore Maggi, chiarendo che nel progetto di riqualificaziopne erano previste residenze per un massimo di 10 alloggi in Pian dei Mantellini e residenze speciali, come collegi, convitti e residenze universitarie, fino a 80 posti letto, in via di San Quirico. Il tipo di intervento possibile riguardava il restauro e il risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia nel caso di recupero a fini residenziali. Sempre nella stessa seduta Eugenio Neri pose l’attenzione su l’atto di vendita dell’Istituto, passato alla Curia, pare, in modo illegittimo per la mancanza dei requisiti formali dei due contraenti, come segnalato dal Comitato cittadini sovrani e beni comuni di Siena.
Da quel momento, almeno in Consiglio comunale non viene più trattato l’argomento, che interessa invece la cronaca. Nel 2017 si staccano dai cornicioni dell’Istituto varie porzioni di calcinacci e a distanza di pochi giorni una sottogronda cade in strada.
Il complesso al momento è in parte cantierizzato, ma da un primo sguardo non pare che i lavori stiano proseguendo come da programma. E’ infatti la  vegetazione infestante a fare da padrona.
Sono altre le situazioni simili presenti nel nostro centro storico e ve ne daremo conto nei prossimi giorni; la speranza è quella di poter invertire il trend che vede le lottizzazioni periferiche debilitare e impoverire il delicato centro storico di Siena.

 

Andrea Mari

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