Suicidio Tiziana Maurizi, la famiglia chiede 1 milione di euro di risarcimento

Alla sbarra l’amica tunisina della tabaccaia di Poggibonsi che si dette fuoco dopo una truffa da 400mila euro, e il suo ex compagno: si spacciarono telefonicamente per dei santoni guaritori. Nell’udienza preliminare di oggi hanno chiesto il rito abbreviato e il patteggiamento

Un milione di euro. E’ il risarcimento chiesto dalla famiglia di Tiziana Maurizi, la tabaccaia di 62 anni che nell’aprile 2018 si uccise dandosi alle fiamme alla fortezza del Cassero di Poggibonsi, in preda alla disperazione per la truffa subita da un fantomatico santone guaritore, cui aveva versato 400mila euro.

Nella giornata di oggi si è svolta al tribunale di Siena, dinanzi al gup Lippini, l’udienza preliminare del processo riguardante un dramma doloroso che ha profondamente colpito la comunità valdelsana. A giudizio ci sono due persone, l’amica tunisina 59enne della vittima, che l’ha prima convinta a rivolgersi a un mago capace di guarire dalla malattia il marito, spacciandosi poi telefonicamente per il santone stesso, e l’ormai ex compagno, suo complice. Per entrambi, a vario titolo, sono contestati i reati di truffa aggravata, istigazione al suicidio e sostituzione di persona. La tunisina ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, che si celebrerà a novembre, il complice ha richiesto invece il patteggiamento, che sarà valutato.

Come parti civili sono presenti nel procedimento il marito e i figli di Tiziana – difesi dall’avvocato Manfredi Biotti – che hanno chiesto un risarcimento da 1 milione di euro, cumulativo del danno morale ed economico subito, e anche il padre e le sorelle della donna.

C.C

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