Valenti (Pd provinciale): “Colpiti e amareggiati dalla sconfitta. Per noi inizia traversata nel deserto”

“Percorso da fare tutti insieme ascoltando chi si è allontanato, mettendoci a disposizione, cercando di interpretare un cambiamento che è nostro dovere interpretare”

A commentare la sconfitta di Bruno Valentini al ballottaggio è anche Andrea Valenti coordinatore provinciale PD:

“Il primo dato che balza agli occhi, al ballottaggio di Siena, è quello dell’ affluenza – è l’incipit del lungo messaggio postato su Facebook – Anche se in linea, anche se addirittura superiore al precedente ballottaggio, rimane il fatto che quasi un senese su due non sceglie il proprio sindaco. E questo non può essere che un brutto segnale per chi fa politica e crede nella partecipazione come forma di scelta e di impegno. Poi c’è la sconfitta. Una sconfitta dolorosa, che ci lascia delusi, amareggiati, colpiti. Anche se la distanza tra i due candidati non arriva neanche all’ 1%, questo non basta a rendere il tutto meno amaro. Ai ballottaggi o si vince o si perde, e noi questa battaglia l’ abbiamo persa. Ed è vero che in tutta la nazione soffia forte il vento della destra populista e sovranista, è vero che ci sono delle spinte che vanno fortemente contro chi finora ha amministrato ininterrottamente dal dopoguerra, ma questa non può e non deve essere una  giustificazione. Dopo il 4 marzo sapevamo che ci avrebbe attesa quella che molti hanno definito una traversata del deserto, una traversata che comporta una seria e severa analisi di quello che è successo e sta succedendo al nostro partito, delle assunzioni di responsabilità, la messa in campo di idee e strategie nuove”

“A Siena non abbiamo fatto in tempo a chiudere una campagna elettorale che ne abbiamo iniziata un’altra, che sapevamo essere complicata. Abbiamo provato a dare un segnale nel segno della ricostruzione di un fronte democratico e progressista, e resto convinto che fosse il percorso giusto da fare. Non abbiamo avuto i frutti sperati, non è stato sufficiente. Sono davvero rammaricato per quei pezzi che reputavo o che in passato si erano accreditati come pezzi del nostro mondo che hanno deciso di sostenere altri candidati, come sono rammaricato per il disimpegno delle forze alla nostra sinistra, pervase da un relativismo che a me continua a sembrare sconcertante. Come sono rammaricato che il messaggio che abbiamo cercato di dare, con forza e con argomenti, non sia stato giudicato dagli elettori meritevole di una nuova occasione. Ma la democrazia è sacra e il voto degli elettori si rispetta. Non posso che sperare che l’ amministrazione De Mossi faccia il meglio per Siena e per i suoi cittadini”

“Alla metà dell’ elettorato che ha sostenuto Bruno Valentini, che ringrazio e a cui faccio gli auguri per il compito che lo attende, ai nostri consiglieri Alessandro Masi, Giulia Periccioli, Luca Micheli che saranno chiamati ad una opposizione seria, corretta ma intransigente, ai nostri elettori che sono in questo momento sconfortati e delusi, alle tante persone che con me hanno trascorso la notte in Via Avignone ad attendere i risultati, ad alternare momenti di speranza e di sconforto, chiedo in questo momento la massima compattezza e il massimo impegno. Sarà necessario analizzare i dati, capire cosa non ha funzionato, e ripartire. Alcuni commentatori l’hanno definita una Caporetto. Siamo nel 2018, a 100 anni esatti da quegli eventi. Caporetto, a 101 anni dall’ autunno del 1917, la dodicesima battaglia dell’ Isonzo, che lascia sul campo più di 10.000 italiani, la disfatta per antonomasia. Eppure, secondo il parere di alcuni storici, senza Caporetto non ci sarebbe, un anno dopo, Vittorio Veneto. Da quella disfatta nasce la vittoria, perché si intraprendono cambi radicali, si cambiano strategie, protagonisti, comportamenti interni, cambia l’ umore, forse sale anche la paura, ma salgono anche orgoglio e determinazione”

“La traversata del deserto per noi inizia oggi, ma è un percorso che va fatto e va fatto insieme perché sia sopportabile e perché alla fine porti frutti. Anche se siamo stanchi, anche se siamo tristi, non ci possiamo permettere il lusso della rassegnazione. Purtroppo adesso a Siena il tempo per riorganizzarci e ripartire lo abbiamo davvero. Ascoltando chi si è allontanato, mettendoci a disposizione, cercando di interpretare un cambiamento che è nostro dovere interpretare, perchè non possiamo più permettere che per alfieri del cambiamento passino i nostri avversari. Ma il cambiamento è una pratica, non una teoria, che pure deve avere una base teorica profonda: sapere cosa si vuole e dove si vuole andare. Cambiare per cambiare non è cambiamento, è maquillage che serve a poco e niente. A questo siamo chiamati da oggi. Nella Provincia di tempo ne abbiamo molto meno, e qui deve essere il nostro orgoglio a prevalere, il nostro far tesoro degli errori e delle incomprensioni, il rimetterci in pista al più presto e mandare subito un forte segnale, fin dalle amministrative del 2019. E’ inutile nascondere che la situazione adesso è più complessa, ma a questo deve corrispondere non una resa, ma uno sforzo maggiore. E’ una deriva che va fermata ma possiamo farlo solo noi. Con l’ impegno davvero di tutti. “Teniamoci per mano in questi giorni tristi”. Come diceva don Milani la politica è sortirne insieme”.

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