Violenze al carcere di Ranza, uno dei poliziotti sotto accusa parla in aula

Nella prossima udienza un altro agente di polizia penitenziaria imputato sarà esaminato nel corso di un incidente probatorio. Tra i reati contestati, quello di tortura

E’ ripreso oggi al tribunale di Siena il processo a carico di 5 agenti di polizia penitenziaria del carcere di Ranza a San Gimignano, imputati a vario titolo di lesioni, minaccia, falso ideologico e abuso di potere in relazione ad un episodio di presunta violenza a danno di un detenuto straniero in isolamento risalente all’ottobre 2018, al momento di un trasferimento di cella. Agli agenti viene contestato – per la prima volta in Italia – anche il reato di tortura. A condurre l’indagine è stata la pm Valentina Magnini.

Davanti al gup Roberta Malavasi, nel corso di un’udienza fiume di oltre 4 ore, è stato sottoposto ad interrogatorio uno dei poliziotti, che ha respinto fermamente tutte le accuse dando la sua versione dei fatti in merito ai singoli episodi di presunta violenza messa in atto, raccontando inoltre la vita nel carcere e il rapporto che intercorreva tra detenuti e agenti.

Il processo riprenderà ad inizio novembre in occasione di un incidente probatorio durante il quale sarà esaminato un altro poliziotto a giudizio (la cui indagine, stralciata, si è chiusa il 30 settembre) anch’egli deciso a chiarire la sua posizione e a fornire il suo racconto.