Voci Migranti, il corpo diventa memoria: all’Università per Stranieri le mostre di Fatena Mohanna e Andrea Searl

Montanari: “Alle voci dei migranti bisogna rispondere con il dialogo”

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Il corpo come luogo della memoria, dell’identità, della sofferenza ma anche della rinascita. È questo il filo conduttore delle due mostre ospitate negli spazi dell’Università per Stranieri di Siena nell’ambito della sesta edizione di “Voci Migranti – percorsi d’arte in movimento”, il festival organizzato da VersoLab APS.

Da una parte “What the Body Carries”, della fotografa palestinese di Gaza Fatena Mohanna, dall’altra “L’ordito del corpo”, dell’artista cilena Andrea Searle. Due linguaggi differenti, fotografia e tessuto, che affrontano il tema del corpo attraverso esperienze personali e collettive.

Mohanna porta a Siena immagini realizzate a Gaza negli ultimi due anni. Fotografie che, spiega l’artista, raccontano non soltanto la guerra e il genocidio, ma una storia che attraversa generazioni: “Il nostro corpo non porta solo corpi, ma anche dolore, paura, perdita, famiglia”. La memoria diventa così una traccia fisica, fatta di case, amici, strade, scuole e tradizioni perdute. “Abbiamo perso il passato e infatti abbiamo perso anche il futuro”, sottolinea.

Un’altra prospettiva è quella di Andrea Searle, artista cilena che ha vissuto in diversi Paesi e che nella sua opera intreccia esperienza personale, migrazione e rapporto con il corpo. “L’ordito del corpo è quello che vedo quando mi guardo dentro”, racconta, spiegando un percorso che parte dalla sofferenza per arrivare alla pace e all’unione con la natura. I materiali utilizzati nelle opere provengono anche dagli scarti di una sartoria sociale: tessuti, sacchi di juta e vecchie lenzuola che acquistano una nuova vita.

A sottolineare il significato dell’iniziativa è il rettore dell’Università per Stranieri Tomaso Montanari, che vede nella collaborazione con “Voci Migranti” una parte della missione dell’ateneo: “Le voci dei migranti, così poco udibili per tante ragioni, devono trovare nella nostra università un’amplificazione e soprattutto un dialogo”.

Per Montanari, le due artiste riescono attraverso linguaggi diversi a rendere visibile ciò che spesso il dibattito pubblico tende a rimuovere: “Non parliamo di problemi, di cifre, di politiche, ma di persone e cioè di corpi”. E nelle due mostre vede anche una riflessione sulla condizione femminile e sulle ulteriori forme di vulnerabilità che colpiscono le donne.

Le due esposizioni si inseriscono nel programma di “Voci Migranti”, che quest’anno affronta proprio il tema del corpo, inteso come spazio nel quale si incontrano identità, differenze, libertà, vulnerabilità e controllo. Un percorso che porta l’arte dentro il dibattito sulla migrazione, trasformando la memoria individuale in una narrazione collettiva.

 

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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