A Siena il confronto sul lavoro povero: "Non basta più lavorare per vivere dignitosamente"

D’Ercole: “Si è poveri lavorando”. Marchi: “Retribuzioni spesso non adeguate ai sacrifici richiesti”

Di Simona Sassetti | 11 Giugno 2026 alle 11:30

Avere un lavoro non sempre basta per garantirsi una vita dignitosa. È questo il tema al centro dell’incontro “Lavorare in povertà. Quando avere un lavoro non garantisce reddito, tutela e futuro“, promosso da Ikigai Social Hub a Siena e dedicato a una delle principali emergenze del mercato del lavoro contemporaneo.

L’iniziativa, inserita nella giornata conclusiva del programma Ikigai Social Hub, ha riunito rappresentanti del sindacato, del mondo cooperativo, dell’università e delle istituzioni per confrontarsi sulle difficoltà che interessano in particolare i settori della cura, dei servizi alla persona, dell’agricoltura, del turismo e del Terzo Settore.

“Abbiamo voluto affrontare questa tematica perché è un po’ l’elefante nella stanza”, ha spiegato Ester Vigilante, responsabile di Ikigai. “Per problemi strutturali e non solo, lavorare non basta più a garantirsi un reddito e una vita serena. Supportare le realtà del Terzo Settore significa anche provare a trovare possibili vie d’uscita a questa situazione”.

Un fenomeno che riguarda anche il territorio senese. “È una realtà del nostro Paese ma purtroppo anche del nostro territorio –  ha affermato Mario Marchi, presidente di Confcooperative Toscana Sud – Penso in particolare al mondo delle cooperative sociali, dove lavorano moltissime donne impegnate nei servizi alla persona, dagli asili alle Rsa. Spesso i livelli retributivi non sono adeguatamente proporzionati ai sacrifici che queste lavoratrici affrontano ogni giorno”.

A tracciare il quadro della situazione è stata anche la segretaria generale della Cgil Siena, Alice D’Ercole. “È un territorio in sofferenza”, ha detto. “Si è poveri lavorando, aumenta la terziarizzazione debole a discapito dei settori industriali. Il lavoro soffre delle crisi, del lavoro che non c’è, del lavoro povero e dei part-time involontari”. Secondo D’Ercole servono interventi strutturali per contrastare il fenomeno. “Per combattere la povertà lavorativa il primo punto dovrebbe essere quello di contrastare le forme di dumping e cancellare i contratti pirata, attraverso norme che certifichino la reale rappresentatività di chi firma i contratti”.

Sulla stessa linea Marco Paolicchi, responsabile rapporti con gli atenei di Legacoop Toscana e vicepresidente di Reciproca Società di Mutuo Soccorso. “La piaga del lavoro povero riguarda molti settori, compreso quello cooperativo. Dobbiamo portare avanti una battaglia comune con le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria per garantire il giusto riconoscimento del valore del lavoro”.

Un confronto che ha messo al centro non solo i numeri, ma anche le prospettive di un territorio chiamato a trovare risposte condivise per garantire occupazione di qualità e maggiore tutela ai lavoratori.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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