Agenti di Ranza condannati per tortura, attese a giorni le motivazioni del giudice

I dieci agenti sono stati condannati in rito abbreviato con pene che vanno da 2 anni e 3 mesi fino a 2 anni ed 8 mesi

Sono attese in questa settimana le motivazioni prodotte dal giudice Jacopo Rocchi sulla sentenza che riguarda i dieci agenti di polizia penitenziaria che ad ottobre 2018 avrebbero torturato un detenuto tunisino al carcere di Ranza a San Gimignano.
I dieci agenti sono stati condannati con rito abbreviato a pene che vanno da 2 anni e 3 mesi fino a 2 anni ed 8 mesi. È la sentenza del giudice Jacopo Rocchi, emessa lo scorso febbraio, quando seppure a livello concorsuale vennero riconosciute le torture nei confronti del recluso straniero durante un trasferimento di cella nel reparto di media sicurezza.

“Faremo appello – annunciava l’avvocato Manfredi Biotti, difensore di nove dei dieci agenti – perché questa sentenza non ci dà giustizia e neppure rappresenta l’ambiente carcerario”.
Raffaella Nardone, legale del recluso, parlava invece di “giudizio severo e coraggioso: affrontare una materia del genere in questo modo è ammirevole”.
Biotti e l’avvocato Stefano Cipriani, che difende un altro degli agenti, attendono di leggere le motivazioni del giudice che arriveranno entro sabato ma è verosimile pensare a giovedì o venerdì. Questo mentre martedì 18 maggio si celebrerà al tribunale di Siena il primo processo in Italia in cui viene contestato il reato di tortura ad un pubblico ufficiale: poiché il Gup, Roberta Malavasi, aveva rinviato a giudizio altri cinque agenti di polizia penitenziaria accusati di minaccia aggravata, lesioni aggravate, falso ideologico e – appunto – tortura, sempre ai danni del detenuto tunisino in questione.