Brunello di Montalcino, le prime impressioni: “Sarà un’annata eccellente”

"L'uva c’è, con un -10% sullo scorso anno, ma questo influirà positivamente sulla qualità" afferma il presidente del Consorzio Bindocci

L’annata sta andando benissimo, le viti sono in perfetta forma e non è facile trovarle così verdi e fresche a fine luglio. Ogni vendemmia è diversa, ma questa sarà eccellente come quelle del 2020 e del 2019”. Ecco le prime “impressioni” e previsioni con cui Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, fotografa la situazione del “vigneto Montalcino”. Che a primavera aveva fatto preoccupare i produttori, impegnati a bruciare grandi rotoli di paglia per scaldare l’aria e ridurre l’impatto delle gelate. I danni però sono stati contenuti, spiega ora Bindocci, “perché buona parte delle gemme erano ancora dormienti e per le altre ci siamo affidati ad una seconda germogliazione. Non ci sono problemi di malattie – aggiunge il presidente del Consorzio – la maturazione sta procedendo bene, le viti sono rigogliose e l’escursione termica, dai 32-34 gradi di giorno ai 18-20 di notte, permette di sviluppare bei profumi. L’uva c’è, con un -10% sullo scorso anno, ma questo influirà positivamente sulla qualità”.

Una qualità dovuta evidentemente non solo alla minor quantità, ma anche al know-how e all’approccio in primis nei vigneti e poi in cantina da parte dei produttori di Montalcino. Che, grazie alla profonda conoscenza del territorio, della sua storia e delle sue caratteristiche, e delle potenzialità che, se assecondate, i suoi diversi versanti sono in grado di esprimere ai massimi livelli, unita alla lunga esperienza di tante vendemmie alle spalle, riescono a gestire in maniera ottimale ogni intervento, come nel caso dell’apparato fogliare e delle risorse idriche, senza mandare in stress la vite, anche quando si presentano condizioni climatiche più difficili come nelle ultime annate.

A proposito di qualità, il Consorzio ha deciso, come ormai avviene da tanti anni, di ridurre la resa della vendemmia 2021, lasciando invariata la quantità massima di uva rivendicabile come vino a Brunello di Montalcino Docg per il primo ettaro di vigneto e, oltre il primo ettaro, riducendo da 80 a 70 quintali per ettaro. I viticoltori potranno realizzare la riduzione della resa non solo in campo, ma anche mediante il cosiddetto “declassamento” di un corrispondente quantitativo di vino classificato come pronto a divenire Brunello, prodotto nelle tre annate precedenti e giacente in azienda. “La scelta della riduzione della resa, che adottiamo ormai dal 1997, deve essere vista nell’ottica di un miglioramento qualitativo – conclude Bindocci – produrre meno per far crescere la qualità è da sempre la nostra mission”.