Chat degli orrori, nessun coinvolgimento dei genitori nelle indagini

L’eventuale coinvolgimento, che avrebbe potuto portare alla limitazione della potestà, sarebbe stato categoricamente smentito dal procuratore di Firenze

Continua a far parlare la vicenda della chat degli orrori dal nome “Tha Shoah Party”, che raccoglieva video con materiale pedopornografico oltre ad immagini e battute razziste.

Il gruppo whatsapp, creato nel 2018, era formato da molti minorenni ed alcuni maggiorenni, in una fascia di età compresa tra i 13 e i 19 anni, provenienti da ogni parte d’Italia. La denuncia di una madre di Siena ha fatto partire le indagini che hanno portato a 25 il numero di indagati, 9 maggiorenni e 19 minorenni, con le accuse di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e istigazione all’apologia di reato avente per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali.

Dopo le perquisizioni nelle case degli indagati le indagini vanno avanti, e se in un primo momento sembrava che potessero coinvolgere anche i genitori dei ragazzi, al fine di valutare l’idoneità dei contesti familiari e, eventualmente, limitare la potestà ed affiancarli ad assistenti sociali, quest’ultima ipotesi sembra essere stata categoricamente esclusa dal procuratore di Firenze.

Intanto il 16enne creatore del gruppo si è detto pentito di quanto fatto, ammettendo i propri errori e sottolineando come la situazione gli sia sfuggita di mano dalla creazione della chat. “Ho letto le accuse e mi sono sentito svenire – si legge nell’intervista rilasciata dal ragazzo a Repubblica – Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l’ansia. Sono pentito – conclude – so che ho sbagliato”

 

Immagine in copertina: Ansa

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