“Una catastrofe educativa”. “Un discorso pubblico sempre più polarizzato”. “Una società immersa nella cultura dell’odio”. Sono alcune delle riflessioni emerse durante la puntata di “Sette Giorni” dedicata al caso che ha sconvolto Siena: tredici minorenni denunciati nell’ambito dell’operazione “Format 18” della Digos per reati che vanno dall’apologia di fascismo e nazismo all’odio razziale, fino alla diffusione di materiale pedopornografico e alla detenzione di armi. In studio lo scrittore e docente universitario Orlando Paris, autore del libro Pensare l’odio, e lo psicologo e psicoterapeuta Jacopo Grisolaghi. Un confronto che ha cercato di andare oltre il fatto di cronaca, interrogandosi sulle radici culturali, psicologiche e sociali della violenza giovanile.
“L’odio è diventato strutturale”
Secondo Orlando Paris, quanto accaduto a Siena non rappresenta un episodio isolato, ma il segnale di un fenomeno più profondo e diffuso. “Vediamo riemergere ideologie fasciste e naziste che pensavamo relegate al passato. I meccanismi razzisti e d’odio sono diventati endemici e strutturali nelle nostre società”, ha spiegato durante la trasmissione.
Paris ha puntato il dito contro la normalizzazione dei linguaggi aggressivi nel dibattito pubblico e sui social network: “Viviamo immersi in un flusso comunicativo continuo dove immagini di guerre, violenze e tragedie vengono mescolate a contenuti leggeri. Così la violenza perde peso e viene normalizzata”. Nel corso della puntata il docente ha parlato anche di “legittimazione pubblica” di alcune idee estremiste e della necessità di recuperare il pensiero critico come antidoto ai nuovi autoritarismi.
Grisolaghi: “Siamo davanti a una catastrofe educativa”
Dal punto di vista psicologico, Jacopo Grisolaghi ha definito quanto emerso dall’inchiesta senese “il sintomo di una profonda crisi educativa”. “Mi è venuta subito in mente una frase di Papa Francesco: siamo di fronte a una catastrofe educativa”, ha affermato. Lo psicoterapeuta ha collegato il fenomeno al ruolo dei social media, alla perdita di valori e al bisogno di appartenenza tipico dell’età adolescenziale: “I ragazzi hanno bisogno di guide, di qualcuno che indichi loro una strada. Oggi invece viviamo un momento storico di analfabetismo emotivo”. Secondo Grisolaghi, la violenza nasce anche da un processo di “deumanizzazione”: “Se l’altro viene percepito come un oggetto o un nemico, allora tutto diventa possibile”.
La puntata si è chiusa con un richiamo condiviso dagli ospiti: recuperare educazione, memoria storica, responsabilità adulta e capacità critica per evitare che odio e violenza diventino normalità nelle nuove generazioni.