Hantavirus, la virologa dell’Aou Senese: “Non siamo in una situazione di prepandemia”

La dottoressa Cusi: “Contagio tra persone possibile solo in contatti molto stretti e in ambienti chiusi”

Di Cristian Lamorte | 11 Maggio 2026 alle 16:00

Sale l’apprensione negli ultimi giorni in merito all’hantavirus anche in Italia, soprattutto dopo alcuni casi sospetti monitorati in Europa. Al momento, però, nel nostro Paese non risultano focolai diffusi né situazioni di emergenza sanitaria. Le autorità sanitarie mantengono comunque alta la sorveglianza anche in stretto contatto con le autorità internazionali. Prima di qualsiasi allarmismo è bene comprendere meglio l’origine del virus e la sua pericolosità.

“E’ un virus che viene trasmesso di solito tramite inalazioni, deiezioni di roditori e quindi anche topi – spiega la direttrice di Virologia dell’Aou Senese Maria Grazia Cusi -. Può portare a due forme di malattia, una che interessa soprattutto i reni e questa è diffusa in Eurasia, l’altra quella che invece interessa i polmoni, quindi l’apparato respiratorio, e che circola nelle due Americhe. Questi virus sono appunto chiamati hantavirus e di solito non vengono trasmessi per via interumana. Tuttavia nel caso specifico della crociera e dei passeggeri che sono stati colpiti da questa malattia, si tratta di un’infezione che può essere trasmessa da uomo a uomo, perché si tratta di un ceppo virale particolarmente virulento ed è unico, diciamo, tra gli hantivirus che danno la malattia a livello polmonare, che può essere trasmesso anche da uomo a uomo”.

La trasmissione da persona a persona è molto rara e il rischio di una pandemia simile al Covid-19 è considerato molto basso dalla comunità scientifica per quanto sia ancora fresca nella memoria dei cittadini la minaccia del coronavirus.
“Al momento non si può pensare a una prepandemia – sottolinea Cusi -. Si tratta di un virus completamente diverso da SarsCov2, che si trasmetteva da uomo a uomo e anche in qualsiasi tipo di ambiente. Nel caso specifico, il virus può essere trasmesso da uomo a uomo soltanto se si tratta di contatti molto stretti, vicini anche per aerosol, però in ambienti chiusi, come poteva essere quello di una nave da crociera”.

Cristian Lamorte

Giornalista dal 2006 ama il suo mestiere perché gli consente di alzarsi ogni mattina senza sapere cosa farà del resto del giorno. Ama le storie, quelle da leggere e quelle da raccontare. Detesta chi guarda invece che osservare, predilige un ricco silenzio ad un povero sproloquio. Nel tempo libero si dedica ai libri e al cammino, in un costante passo dopo passo lungo la linea sottile tra ragione e follia. La stessa linea che lo spinge a ricercare ogni giorno, dopo essersi svegliato, una nuova pagina da scrivere.



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