Hantavirus, Liberti: "In Italia casi rarissimi, ma oltre il 60% delle malattie infettive dell’uomo ha origine animale"

Focus sull’hantavirus: “Il contagio avviene soprattutto attraverso particelle contaminate”

Di Simona Sassetti | 16 Maggio 2026 alle 22:00

L’hantavirus è tornato al centro dell’attenzione negli ultimi giorni, riaccendendo il dibattito sul rapporto tra uomo, animali e malattie infettive. A fare chiarezza è Luigi Liberti, veterinario e direttore dell’Unità Operativa Complessa Sanità Animale della Asl Toscana Sud Est, che ai microfoni di Sette Giorni ha spiegato cosa siano le zoonosi, come avvenga il cosiddetto spillover e perché la prevenzione veterinaria abbia un ruolo centrale nella tutela della salute pubblica.

“Le zoonosi sono tutte quelle malattie che vengono trasmesse dagli animali all’uomo”, spiega Liberti, ricordando come “oltre il 60% delle malattie infettive che colpiscono l’uomo abbia origine animale”. Un dato che cresce ulteriormente quando si parla di patologie emergenti o riemergenti: “Più del 70%, addirittura il 75%, delle nuove malattie ha origine zoonotica”.

Da qui il ruolo centrale della prevenzione veterinaria. “Prevenire le malattie nel mondo animale significa proteggere anche la salute nell’uomo”, sottolinea il direttore della UOC Sanità Animale della Asl Toscana Sud Est.

Nel corso dell’intervista Liberti si è soffermato anche sul concetto di spillover, ovvero il salto di specie di un agente patogeno dagli animali all’uomo. “È un processo attraverso il quale un virus o un batterio riesce ad adattarsi e a infettare l’uomo”, spiega. Un fenomeno che può avvenire anche al contrario, dall’uomo agli animali, caso definito spillback. “Durante il Covid, ad esempio, i visoni furono infettati dall’uomo”.

Secondo Liberti, a incidere sulla diffusione delle zoonosi sono anche i cambiamenti climatici e le alterazioni ambientali. “Viviamo in un mondo che sta cambiando: deforestazione, siccità, guerre e sconvolgimenti ambientali modificano il rapporto tra uomo e animali e aumentano la possibilità che virus e agenti infettivi passino all’uomo”.

Fondamentale, in questo contesto, il lavoro di sorveglianza epidemiologica svolto dai servizi veterinari. “Abbiamo circa una trentina di piani di sorveglianza delle malattie animali che ci permettono di prevenire anche il successivo passaggio all’uomo”. Tra gli esempi citati, il monitoraggio di zanzare, uccelli selvatici e allevamenti per individuare precocemente virus come West Nile e Usutu.

Infine il focus sull’hantavirus. “Il virus si trova nei roditori e il contatto con polveri contaminate da urine, saliva o feci può determinare il contagio”, spiega Liberti. I roditori maggiormente coinvolti sono alcuni topi selvatici diffusi soprattutto in Sud America.

I sintomi iniziali possono essere simili a quelli influenzali, ma in alcuni casi l’infezione può evolvere in forme più gravi, come la sindrome cardiopolmonare da hantavirus. Tuttavia il direttore rassicura sulla situazione italiana: “Nel nostro Paese i casi sono rarissimi e non si tratta di una malattia altamente contagiosa da uomo a uomo come poteva essere il Covid”.

Liberti ricorda inoltre che l’hantavirus non è una patologia nuova. “È conosciuta dagli anni Cinquanta. Non la definirei una malattia emergente, ma piuttosto riemergente”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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