Montomoli a Sette Giorni: "Dopo il Covid è cresciuta la sfiducia verso vaccini e scienza"

Il professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica dell’Università di Siena e fondatore di Vismederi a Sette Giorni: “Sull’hantavirus oggi non ci sono motivi di allarmismo. È un virus conosciuto e poco trasmissibile da uomo a uomo”

Di Simona Sassetti | 16 Maggio 2026 alle 21:30

Emanuele Montomoli, professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università di Siena e fondatore di Vismederi, è intervenuto a Sette Giorni per analizzare il tema hantavirus dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera Hondius e i timori riemersi nell’opinione pubblica. “Dopo il Covid oggi percepisco assolutamente più sfiducia rispetto a prima”, ha spiegato Montomoli nel corso della trasmissione, soffermandosi sugli effetti lasciati dalla pandemia nel rapporto tra cittadini, vaccini e comunità scientifica.

Montomoli ha chiarito subito come l’hantavirus sia una malattia molto diversa dal Covid. “È un virus che conosciamo già da tempo, a differenza del SARS-CoV-2. Si trasmette anche per via interumana ma in maniera molto minore rispetto al Covid”.

Il professore ha ricordato che la principale sorgente di infezione resta animale. “Passa da alcuni roditori all’uomo per contatto diretto e poi occasionalmente può trasmettersi anche da uomo a uomo, ma solo nel caso in cui le persone stiano a stretto contatto per periodi prolungati”.

Proprio questa caratteristica avrebbe favorito il focolaio sulla nave. “La nave è un ambiente perfetto per questo tipo di trasmissione, perché le persone vivono insieme per settimane”.

Secondo Montomoli, però, non ci sono motivi per creare allarmismo. “Assolutamente no, almeno fino ad oggi non dobbiamo preoccuparci. Il ceppo che conosciamo oggi non si trasmette in maniera molto efficace da uomo a uomo”.

Il docente dell’Università di Siena si è detto “abbastanza ottimista” sulla possibilità di contenere il focolaio attraverso il monitoraggio dei contatti stretti. “Questi casi si possono risolvere semplicemente controllando le persone venute a contatto con i soggetti malati”.

Resta però alta l’attenzione sanitaria per via della lunga incubazione del virus. “Questo microrganismo ha un periodo di incubazione molto più lungo rispetto ai virus respiratori tradizionali come influenza e Covid, quindi i contatti devono essere monitorati per settimane”.

Ampio spazio anche agli effetti lasciati dalla pandemia sulla percezione collettiva della scienza. “Probabilmente dobbiamo fare un mea culpa anche noi perché per anni abbiamo bombardato la popolazione con una quantità enorme di informazioni”.

Secondo Montomoli, oggi il clima è profondamente cambiato. “Vedo che c’è una forzatura e una deriva che spesso non ha alcun fondamento scientifico, solo sentito dire. Il professor Google andrebbe preso sempre con le dovute cautele”.

Da qui la riflessione sulla crescente sfiducia verso vaccini e comunità scientifica. “Sembra che tutti i vaccini producano solo effetti collaterali, ma spesso ci dimentichiamo che grazie alle vaccinazioni oggi non abbiamo più il vaiolo, la poliomielite e riusciamo a contenere malattie come il morbillo”.

Sul fronte pandemico, il professore ritiene che oggi il sistema sanitario sarebbe più preparato rispetto al 2020. “Se ci fosse una nuova pandemia non si ripeterebbero gli stessi errori fatti allora, perché oggi quell’esperienza l’abbiamo vissuta”.

Allo stesso tempo, però, avverte: “Dire che siamo completamente pronti no, non sarebbe corretto. È stato fatto tanto, ma la situazione geopolitica e il crescente scetticismo verso la scienza stanno condizionando anche la preparazione futura”.

Montomoli ha poi sottolineato il ruolo delle nuove tecnologie diagnostiche nel rilevare tempestivamente virus e focolai. “Oggi abbiamo strumenti molto sensibili e raffinati. Probabilmente trent’anni fa un episodio come questo sarebbe passato quasi inosservato”.

Il messaggio finale resta comunque improntato alla prudenza senza panico. “L’informazione va data senza creare allarmismo. Ad oggi non c’è nessun motivo di preoccuparsi: bisogna monitorare i casi secondari e stare tranquilli”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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