Una ferita profonda che scuote Siena e che, secondo il mondo dell’associazionismo e del sindacato, non può essere liquidata come una semplice bravata adolescenziale. A ventiquattro ore dall’inchiesta della Digos che ha portato alla denuncia di tredici minorenni senesi accusati, a vario titolo, di apologia del fascismo, odio razziale, detenzione di armi e diffusione di materiale pedopornografico, arriva la dura presa di posizione congiunta di ANPI, ARCI e CGIL Siena.
In una lunga lettera aperta alla città, le tre organizzazioni parlano di una realtà che “non può essere archiviata come un episodio isolato” e invitano Siena a interrogarsi sulle radici culturali e sociali di quanto emerso dall’indagine della Polizia.
“Quanto emerso dall’inchiesta che ha coinvolto alcuni giovani della nostra città non può essere archiviato come una semplice bravata”, scrivono le associazioni, sottolineando come il fenomeno del neofascismo giovanile fosse già percepibile “dalle scritte ai cori, dagli insulti alle minacce, fino all’ostentazione di simboli fascisti”.
Nel documento si fa esplicito riferimento alle chat finite sotto la lente degli investigatori, tra cui quella denominata “Partito Repubblicano Fascista”, nelle quali sarebbero stati condivisi contenuti suprematisti, immagini di Hitler e Mussolini, messaggi razzisti e omofobi e progetti di “spedizioni punitive” contro cittadini stranieri.
Secondo ANPI, ARCI e CGIL Siena, i fatti emersi rappresentano “il frutto di una cultura politica che non dobbiamo mai cessare di ripudiare”. Le tre organizzazioni denunciano inoltre quella che definiscono una sottovalutazione del fenomeno negli ultimi anni: “Manifestazioni chiaramente razziste verso i neri, i diversi, i terroni sono state accolte come bravate”.
Nel mirino anche il clima politico nazionale. Nel comunicato si parla di “retorica sovranista” e di un linguaggio pubblico che avrebbe contribuito a normalizzare parole d’ordine e concetti legati all’estrema destra. Un passaggio particolarmente duro chiama in causa anche il Governo nazionale, accusato di non contrastare con sufficiente decisione le organizzazioni neofasciste.
Le associazioni, però, insistono soprattutto sulla necessità di una risposta educativa e sociale più che esclusivamente repressiva. “Non chiederemo di cancellare la loro cittadinanza né di sbatterli in galera”, si legge nel testo, che invita invece scuole, Contrade, società sportive e istituzioni cittadine ad assumersi una responsabilità collettiva nel recupero di “una generazione smarrita”.
Da qui la richiesta di rafforzare la formazione sui valori costituzionali, sull’antifascismo e sulla memoria storica, isolando “i seminatori di odio e di nostalgie fasciste”.
La vicenda continua intanto a provocare sgomento in città. L’inchiesta della Digos, coordinata dalla Procura per i Minorenni di Firenze, ha infatti acceso i riflettori su un fenomeno di radicalizzazione giovanile che, secondo gli stessi investigatori, si sarebbe sviluppato in contesti familiari e sociali apparentemente ordinari, senza segnali evidenti all’esterno.