“Una riforma calata dall’alto”, “un patto formativo tradito”, “una scuola sempre più povera e classista”. Sono parole dure quelle risuonate questa mattina davanti alla Prefettura di Siena, dove circa un centinaio di persone tra insegnanti, rappresentanti sindacali, personale scolastico e alcuni studenti hanno preso parte al presidio contro la riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Una mobilitazione inserita nella giornata nazionale di protesta indetta in tutta Italia, con al centro il riordino degli istituti tecnici e il modello del cosiddetto “4+2”, contestato da docenti e sindacati per le ricadute che potrebbe avere sul sistema scolastico, sugli organici e sulla qualità della formazione. “Siamo qui per chiedere che questa riforma venga fermata e che venga finalmente aperto un confronto vero – ha dichiarato Chiara Magini, segretaria provinciale della Flc Cgil Siena– non solo con le organizzazioni sindacali, ma soprattutto con chi vive la scuola ogni giorno: insegnanti, personale, studenti e famiglie”.
Secondo Magini, al momento non esistono dati chiari sugli effetti reali della riforma, ma il rischio di tagli sarebbe concreto. “Siamo certi, carta alla mano, che i numeri ci daranno ragione – ha spiegato – perché saranno previsti tantissimi tagli da ora ai prossimi anni. Quando il sistema sarà completamente a regime sarà una catastrofe”. La segretaria Flc ha sottolineato come le conseguenze non riguarderanno soltanto gli istituti tecnici e professionali. “L’organico è complessivo – ha detto – quindi se non si taglierà nei tecnici e professionali, i tagli si sposteranno sugli altri istituti superiori e perfino sugli istituti comprensivi. Questa riforma rischia di colpire tutti: docenti e personale Ata”.
Non solo scuola superiore. Magini ha lanciato un allarme anche sul fronte universitario. “Con il modello 4+2 viene disincentivata l’iscrizione all’università – ha affermato – e questo nel tempo potrebbe provocare un calo importante anche negli atenei”.
Inoltre, nel corso della mattinata è stato consegnato al prefetto un documento ufficiale elaborato dalla Rete degli istituti tecnici, nel quale vengono messe nero su bianco tutte le criticità della riforma: dalla riduzione delle ore di materie umanistiche e scientifiche all’accorpamento delle discipline STEM, fino al rischio di trasformare la scuola tecnica in un percorso sempre più subordinato alle esigenze immediate del mercato del lavoro. “Le famiglie hanno scelto una scuola che da settembre non esisterà più”, si legge nel documento. Una denuncia precisa, riferita al fatto che i nuovi quadri orari e la soppressione di alcuni indirizzi sono stati ufficializzati solo dopo la chiusura delle iscrizioni. “Migliaia di studenti si troveranno inseriti in percorsi radicalmente diversi da quelli presentati durante gli Open Day, senza aver avuto la possibilità di una scelta consapevole”.
A entrare nel merito delle modifiche ai programmi è stata Maria Grazia Bagliesi, insegnante di fisica all’Istituto Sallustio Bandini e rappresentante senese della Rete degli istituti tecnici. “Siamo qui per dire no a una riforma sbagliata nei modi e nei contenuti – ha spiegato – perché è stata comunicata quando ormai le iscrizioni erano concluse e perché stravolge completamente la natura degli istituti tecnici”. Bagliesi ha evidenziato soprattutto il ridimensionamento delle materie scientifiche. “Chimica, fisica e scienze sono state accorpate in un’unica disciplina e le ore sono state drasticamente ridotte. Negli indirizzi tecnologici si perdono tre ore nel biennio”. Una scelta che viene definita un impoverimento della formazione scientifica. “L’accorpamento delle discipline STEM nella nuova materia ‘Scienze Sperimentali’ penalizza il rigore metodologico – ha aggiunto – e porta a una preparazione più superficiale proprio in un’epoca di alta specializzazione tecnologica”.
La docente ha poi puntato il dito contro la soppressione dell’indirizzo economico sportivo del Bandini. “Dopo che le famiglie avevano già completato le iscrizioni – ha detto – è stato comunicato che quell’indirizzo non potrà più esistere. Ragazzi e genitori hanno scelto un percorso che dall’anno prossimo verrà cancellato”.
Nel documento della Rete degli istituti tecnici si denuncia anche il rischio di una scuola “sempre più asservita alle esigenze delle imprese locali”, con una riduzione del ruolo culturale e formativo degli istituti tecnici. Tra i punti contestati anche il cosiddetto “lavoro precoce”, con l’anticipazione della formazione aziendale già a 15 anni. “Si sacrifica la scuola per un apprendistato che la legge stessa vieta”, si legge ancora nel testo consegnato al prefetto.


