L’agricoltura senese nella morsa del gelo: Cia Siena chiede stato calamità e ristori immediati

Notte a -5 gradi per vigneti, frutteti e ortaggi. Berni, presidente Cia Siena: "Colpita tutta la provincia, i nostri tecnici a lavoro per monitorare i danni; servono misure immediate per settore già in ginocchio da emergenza Covid". Azienda di mele in Valdichiana ha salvato il raccolto con il metodo “antibrina”

L’eccezionale gelata notturna in tutta la provincia di Siena ha ‘bruciato’ parte di vigneti, frutteti e ortaggi. . Ad evidenziarlo è la Cia Siena, che ha già richiesto alla Regione Toscana l’avvio dell’iter per il riconoscimento della calamità naturale. Anche se è presto per una conta dei danni esatta.

“Danni gravi che i nostri tecnici stanno monitorando fin dalle prime ore di oggi – sottolinea Valentino Berni, presidente Cia Siena -. Questa ondata di gelo in questo momento dell’anno, che in alcuni territori pare che si protrarrà ancora per un’altra nottata, ha interessato tutte le colture presenti in campo, a partire dagli ortaggi, i frutti, le viti che stavano germogliando e si temono ripercussioni anche sul raccolto dei cereali. Non sappiamo anche se ci sono stati danni agli oliveti”.

Vista la grave situazione già riscontrata, la Cia Siena insieme alla Cia regionale ha richiesto di procedere con l’apertura sul portale di Artea della modulistica per la segnalazione dei danni. “Inoltre – aggiunge il direttore Cia Roberto Bartolini – abbiamo chiesto che la Regione si attivi presso le istituzioni nazionali in modo da avviare l’iter per il riconoscimento della calamità naturale ed il risarcimento in tempi rapidi dei danni subiti, per permettere alle aziende agricole senesi di non perdere ulteriori quote di mercato. Consideriamo che le aziende agricole dopo un anno di emergenza Covid sono già allo stremo, con la chiusura dei canali Horeca e ristorazione, che penalizzano le produzioni toscane di qualità, vini su tutti, e le chiusure degli agriturismi”.

Una azienda di Cia Siena che produce mele in Valdichiana si è invece attivata, usando la pratica “antibrina” ovvero, ghiacciare preventivamente i germogli per proteggere i germogli stessi dalle improvvise gelate notturne, salvando così il raccolto.