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Lupi uccisi, tutti contro gli allevatori

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Il sindaco di Radicofani Fabbrizzi cerca di placare gli animi

Continua l’ondata di indignazione generale sulla vicenda dei due lupi uccisi e appesi con dei lacci al cartello di ingresso al paese di Radicofani venerdì scorso. Un gesto barbaro che in molti hanno respinto e condannato da Legambiente al progetto Life Medwolf, dal WWF alla Lav Area animali selvatici.
Sta indagando anche la magistratura che è intervenuta su segnalazione della polizia provinciale e dei carabinieri, si dà la caccia quindi ai responsabili sulla cui testa, nel frattempo, è stata posta una taglia di ben 24.000 euro da parte dell’AIDAA, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente. I maggiori sospettati, a detta di tanti, sono proprio loro: gli allevatori, i possibili esecutori del fattaccio con un atto di “giustizia fai-da-te” in risposta ai sempre più continui attacchi dei lupi ai propri greggi. Si aggiunge al gruppo di critiche agli allevatori anche l’ENPA Amiata, che li accusa quali responsabili di non avere una gestione corretta dei propri cani da guardia, che si riproducono senza controllo e finiscono per riempire i canili, con gravi costi per le istituzioni e l’intera collettività.
A stemperare gli animi però ci prova il sindaco di Radicofani Francesco Fabbrizzi, il quale denuncia chiaramente l’episodio definendolo gravissimo e di cattivo gusto, augurandosi che le indagini possano fare chiarezza su chi possa aver compiuto il barbaro gesto, ma ci tiene a sottolineare che Radicofani non merita questa pubblicità negativa, perché questo fatto non rispecchia il carattere dei suoi cittadini e offende una comunità accogliente e aperta al turismo come quella del piccolo borgo della Val d’Orcia, come dimostrano i tanti eventi organizzati negli ultimi mesi.

Lorenzo Agnelli