Le medie imprese industriali italiane continuano a rappresentare uno dei motori più solidi dell’economia nazionale, con prospettive di crescita positive anche per il 2026, ma Siena si conferma uno dei territori chiave della Toscana per il peso di questo comparto. È quanto emerge dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e da Unioncamere, presentati oggi a Siena.
Per il 2026 le aziende di taglia intermedia prevedono una crescita del fatturato del 2,5% e delle esportazioni del 2,7%, confermando la capacità di tenuta di un segmento che produce il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana, il 15% del valore aggiunto e il 13% sia dell’export che dell’occupazione complessiva.
Sul fronte locale, i numeri raccontano un ruolo significativo del territorio senese: circa il 9% delle medie imprese toscane si concentra nell’area di Siena, dove genera ricavi pari a 1,1 miliardi di euro, corrispondenti al 10% del fatturato complessivo regionale delle aziende di questa fascia dimensionale. Un dato che conferma il peso del tessuto produttivo senese all’interno dell’economia toscana.
Accanto ai segnali positivi, emergono però forti elementi di preoccupazione. Oltre sette imprese su dieci (73,9%) ritengono che l’attuale contesto internazionale abbia aumentato l’incertezza sulle prospettive di business. A pesare sono soprattutto la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche globali (53,8%). Più di otto imprese su dieci auspicano un miglioramento del quadro economico internazionale per sostenere gli investimenti e mantenere competitività.
Le medie imprese restano fortemente orientate ai mercati internazionali: l’85% opera sia come importatore sia come esportatore, ma proprio questa apertura espone maggiormente ai rischi globali. Sei aziende su dieci prevedono un aumento dei costi di approvvigionamento nei prossimi mesi, mentre il 96% teme ripercussioni concrete legate alle difficoltà nelle forniture di materie prime critiche.
Tra i nodi strutturali più rilevanti c’è quello del lavoro. Quasi il 90% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale, soprattutto figure tecniche e specialistiche (67,2%) e operative (50,6%). Un problema che incide anche in territori manifatturieri come quello senese, dove la disponibilità di competenze qualificate rappresenta una condizione essenziale per sostenere la crescita. Per far fronte al mismatch tra domanda e offerta, il 77% delle aziende ricorre a lavoratori stranieri.
Parallelamente cresce l’attenzione verso innovazione e nuove tecnologie. Tra il 2026 e il 2028, oltre il 76% delle medie imprese investirà in innovazione incrementale, mentre il 34,9% punta su tecnologie Deep-Tech come intelligenza artificiale, robotica e cloud. Un’evoluzione considerata strategica per migliorare la produttività e mantenere competitività sui mercati.
“Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo”, ha sottolineato Andrea Prete, presidente di Unioncamere, evidenziando come l’incertezza internazionale e la volatilità dei costi non debbano essere sottovalutate. Sulla stessa linea Massimo Guasconi, presidente della Camera di commercio di Arezzo-Siena, che ha rimarcato la necessità di accompagnare le imprese in una trasformazione capace di coniugare innovazione tecnologica e valorizzazione del capitale umano.
Il quadro che emerge dal rapporto è quello di un sistema imprenditoriale resiliente e capace di adattarsi, ma chiamato ad affrontare sfide decisive: dalla carenza di competenze al ricambio generazionale, passando per innovazione e governance. Per Siena, forte di un comparto industriale che pesa in maniera significativa sul panorama toscano, la sfida sarà trasformare questi ostacoli in leve di sviluppo per consolidare il proprio ruolo nel manifatturiero regionale.