Metalmeccanici senesi, Fim Cisl risponde alla Fiom: "Ogni situazione va affrontata e negoziata caso per caso"

La Fim Cisl non vede una crisi generalizzata del comparto e frena sull’integrazione al 100% della cassa integrazione, chiedendo accordi calibrati sulle singole aziende

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Si apre il confronto sindacale sul ricorso alla cassa integrazione nel comparto metalmeccanico senese. Dopo la proposta della FIOM CGIL di un accordo territoriale per integrare fino al 100% la retribuzione dei lavoratori coinvolti dalla cassa ordinaria per difficoltà temporanee e non strutturali, interviene la FIM CISL, che invita a valutare le condizioni delle singole aziende. Di seguito il comunicati della Fim Cisl:

“In merito alla proposta avanzata dalla FIOM CGIL sulla situazione del settore metalmeccanico senese, riteniamo opportuno riportare il dibattito su un piano di equilibrio, responsabilità e realismo.

Parlare oggi di una “crisi dei metalmeccanici senesi” rischia infatti di trasmettere un messaggio non aderente alla realtà del nostro territorio. Esistono certamente situazioni di grande difficoltà che seguiamo quotidianamente, come la vertenza Beko, la vicenda PayCare, legata a un processo di delocalizzazione, e la chiusura della Capaccioli in Valdichiana a seguito della procedura fallimentare.
Si tratta di crisi industriali strutturali che richiedono il massimo impegno delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni.

Diverso è il quadro complessivo del comparto metalmeccanico senese.
Oggi registriamo rallentamenti produttivi e una fase di incertezza del mercato, ma non una crisi generalizzata del sistema manifatturiero della provincia.

Anche sul tema dell’integrazione economica della cassa integrazione riteniamo che sia necessario mantenere equilibrio e concretezza. Parlare oggi di un’integrazione generalizzata fino al 100% della retribuzione rischia di essere una semplificazione che non tiene conto delle diverse realtà aziendali.
Ogni situazione va affrontata e negoziata caso per caso, valutando le condizioni economiche e produttive delle singole imprese.

L’esperienza dimostra che il confronto territoriale e aziendale produce risultati concreti.
Nel settore della camperistica, grazie al lavoro negoziale della RSU, siamo riusciti a sottoscrivere accordi che garantiscono ai lavoratori un’integrazione particolarmente significativa, arrivando fino all’80% della retribuzione.
Questo conferma che gli obiettivi si raggiungono attraverso una contrattazione seria e sostenibile, non con annunci uguali per tutti.

La maggior parte delle aziende che oggi ricorrono agli ammortizzatori sociali nel nostro territorio sono infatti piccole e medie imprese, spesso a gestione familiare e con organici contenuti. Imporre soluzioni indistinte potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà aziende che stanno già affrontando una fase di rallentamento del mercato.

Per la FIM CISL la priorità resta quella di difendere il tessuto industriale senese, preservare gli assetti produttivi e salvaguardare l’occupazione in una fase che, da qui alla fine dell’anno, si preannuncia complessa.

L’obiettivo deve essere accompagnare imprese e lavoratori attraverso questo momento, evitando la dispersione di competenze e mantenendo gli organici, così da farsi trovare pronti quando il mercato ripartirà.

Più che parlare di crisi generalizzata o avanzare proposte valide indistintamente per tutte le aziende, oggi serve lavorare insieme per mantenere forte il sistema industriale del territorio, tutelando il lavoro con responsabilità, pragmatismo e una contrattazione capace di rispondere alle reali esigenze di ogni singola realtà produttiva”.



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