“Per la prima volta la famiglia e lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, parlano di omicidio. È una prima importantissima tappa verso la conquista della verità”. L’avvocato Carmelo Miceli, legale di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia di David Rossi, commenta così, ai microfoni di Siena TV, la notizia dell’apertura di un fascicolo per omicidio da parte della Direzione distrettuale antimafia di Firenze sulla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del proprio ufficio il 6 marzo 2013.
Una notizia attesa per oltre tredici anni, dopo due archiviazioni, che per il legale segna un passaggio fondamentale nella lunga battaglia giudiziaria portata avanti dalla famiglia.
“Sicuramente è una prima importantissima tappa verso la conquista della verità – afferma Miceli –. Consideri che per la prima volta adesso la famiglia e lo Stato tutto, nelle sue diverse articolazioni, sia nel potere politico che già lo aveva detto, ma oggi anche con il potere giudiziario, parla di omicidio. C’è un’iscrizione per tale reato e questa iscrizione ci consente di dire che è definitivamente archiviata e superata la parola suicidio. È un primo importante modo per rendere giustizia al dottor David Rossi – sottolinea -. Adesso arriva per noi la fase più importante – prosegue Miceli – quella di riuscire, insieme alla magistratura, a trovare chi e perché ha ucciso il dottor Rossi”.
La pista economica e le dichiarazioni alla Commissione: “Doveroso verificare tutto”
Uno dei fronti al centro dell’attenzione è quello economico, con particolare riferimento al sistema delle sponsorizzazioni del Monte dei Paschi e ai possibili collegamenti con ambienti della criminalità organizzata. Un filone sul quale si sono concentrate anche alcune delle recenti attività della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci.
Miceli ritiene necessario che ogni dichiarazione raccolta venga sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria, senza anticipare conclusioni sull’attendibilità delle testimonianze.
“Credo che questa direzione sia anche doverosa, non fosse altro perché esistono dei soggetti che hanno reso delle dichiarazioni alla Commissione e il cui contenuto, almeno nella parte resa pubblica, è noto a tutti e ha fatto anche particolare clamore”.
Il legale richiama quindi la necessità di tutelare sia la ricerca della verità sia le persone chiamate in causa (ECCO CHI SONO). “Credo che sia doveroso, tanto per i soggetti che sono stati nominati in quei verbali, quanto soprattutto per la famiglia, che gli atti siano vagliati dall’autorità competente, quindi la Dda, e siano verificati con attenzione al fine di comprendere se e quanto sono attendibili quei testimoni, se sono effettivamente dei testimoni, se sono degli imputati in reato connesso, se sono coimputati. Comprendere in ogni caso la bontà delle loro affermazioni e agire di conseguenza, sia nell’un caso che nell’altro”.
La richiesta della famiglia, sottolinea Miceli, non è però quella di limitare gli accertamenti a un’unica ricostruzione. “Noi continueremo a chiedere giustizia in ogni caso. Adesso che si parla di omicidio c’è il tempo per esplorare tutte le piste, partendo chiaramente da quelle privilegiate, perché piste che portano con sé testimoni, immagino tra l’altro più di uno o di due, sono sicuramente da riconoscersi come piste privilegiate”. E aggiunge: “È chiaro che noi pretendiamo che sia vagliato con attenzione tutto a 360 gradi, tutte le piste, tutte le possibili sfumature, tutti i dettagli che sono stati finora, se vuole, anche non considerati dalla Commissione”.
L’esposto di Tognazzi e Orlandi: “Elementi tecnici per spostare la bilancia dal suicidio all’omicidio”
Tra gli aspetti più significativi della nuova fase giudiziaria c’è anche il possibile ruolo dell’esposto presentato dalla moglie e dalla figlia di David Rossi. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’iniziativa della famiglia avrebbe contribuito all’apertura del nuovo fascicolo. Una circostanza che Miceli accoglie con soddisfazione, pur precisando di averla appresa dalle notizie pubblicate.
“L’ho letto anch’io, è una circostanza che mi fa molto piacere anche sotto il profilo professionale, perché difendere due donne lasciate sole per tutto questo tempo senza riuscire a portare uno straccio di risposta e chiedendo fiducia è una cosa non semplice da reggere – dichiara il legale -. Io in questo senso ringrazio Antonella e Carolina, che non hanno mai vacillato nella loro fiducia nei miei confronti, e oggi, se siamo riusciti anche attraverso quell’esposto a ottenere un qualche risultato, ne sono veramente professionalmente felice”.
Sul contenuto dell’esposto il legale mantiene il massimo riserbo, ma chiarisce quale fosse il primo obiettivo dell’iniziativa giudiziaria. “Noi abbiamo sempre ritenuto doveroso distinguere due passaggi. Il primo scoglio era quello della riconduzione della morte e della precipitazione a un atto posto in essere da soggetti terzi e non a un atto autolesionistico”.
Una distinzione fondamentale, secondo Miceli, perché solo una volta rimessa in discussione la ricostruzione del suicidio sarebbe stato possibile aprire una nuova fase investigativa sulle eventuali responsabilità. “Questa circostanza l’abbiamo supportata con elementi tecnici, che abbiamo sempre dichiarato esistere pubblicamente, tra tutti la consulenza del professor Francesco Introna. Questa parte era e continua a essere per noi quella determinante, quella che consentiva di spostare la bilancia dal suicidio all’omicidio e da lì pretendere un’indagine e avere tutto il tempo anche per potersela concedere”.
“Questa è la parte che evidentemente ha convinto nella riapertura”, osserva il legale, formulando una propria valutazione sulle ragioni del nuovo procedimento.
Il ruolo della Commissione e il confronto con la Procura: “Porteremo altri elementi alla Dda”
Miceli riconosce anche il possibile contributo delle attività svolte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, che negli ultimi mesi ha acquisito nuovi elementi e raccolto dichiarazioni su possibili scenari alternativi rispetto alla ricostruzione iniziale.
“Immagino che ci sia anche, almeno nella determinazione dell’autorità competente, il contributo importante della Commissione, che avrà raccolto elementi e che di questi elementi ha anche parlato pubblicamente”.
La nuova fase, tuttavia, sarà caratterizzata soprattutto dall’interlocuzione con la magistratura.
“Ci sono dei dettagli che per noi sono importanti, che porteremo all’attenzione della Dda, perché è chiaro che adesso la nostra interlocuzione inizierà soprattutto con l’autorità costituzionalmente preposta, cioè con la Procura, e a loro offriremo gli spunti che riteniamo meritevoli di approfondimento”.
Il legale ribadisce la fiducia nell’autorità giudiziaria fiorentina e la volontà di collaborare, evitando di anticipare pubblicamente gli elementi che potrebbero assumere rilevanza nelle indagini.
“È un’autorità sulla quale non possiamo non riporre il massimo della fiducia. Sul resto mi consentirà che proprio in questa fase quello che possiamo fare è mantenere il massimo riserbo e offrire gli spunti, come abbiamo già fatto, all’autorità giudiziaria, con la quale proveremo quanto prima ad avere un contatto formale”.
La reazione di Antonella e Carolina: “Una forza disumana per continuare a credere nella giustizia”
C’è infine la dimensione più personale di una vicenda che, al di là delle indagini e delle ricostruzioni giudiziarie, ha segnato profondamente la vita dei familiari di David Rossi.
Miceli racconta di aver parlato con entrambe le sue assistite dopo aver appreso la notizia dell’apertura del fascicolo. “Ho sentito sia Carolina che Antonella. Sono di quelle notizie che ti fanno sperare, ti fanno comprendere che tutto quello che hai fatto non è stato vano e ti danno una forza disumana per continuare a credere nella verità e soprattutto nella giustizia”.