Le tracce presenti sui fazzolettini rinvenuti nel cestino dell’ufficio di David Rossi sarebbero riconducibili, secondo il consulente medico-forense Robbi Manghi, ad almeno due o tre giorni prima della morte dell’ex responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuta il 6 marzo 2013. È uno dei passaggi centrali dell‘audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi. Manghi ha affrontato la questione partendo però da una premessa: non sarebbero stati eseguiti gli accertamenti necessari per stabilire con certezza che le macchie fossero effettivamente sangue e che appartenessero a David Rossi.
Manghi: “Non è stata effettuata nessuna prova”
Manghi ha aperto il capitolo dei fazzolettini sottolineando innanzitutto l’assenza, a suo giudizio, di accertamenti in grado di stabilire con certezza la natura e la provenienza delle tracce. “Non è stata effettuata nessuna prova che mi dimostri intanto che quelle siano macchie di sangue, materiale ematico, secondo che siano di David Rossi”, ha affermato.
Il consulente ha quindi ricordato che non furono eseguiti accertamenti genetici o biologici sul materiale: “Non è stata effettuata nessuna prova che dimostri intanto che quelle siano macchie di sangue e che siano di David Rossi, non sono state fatte indagini sul dna o indagini biologiche o indagini sulla temporalità
“Non compatibili con il giorno stesso e nemmeno col giorno prima”
Partendo dunque dall’ipotesi che le macchie fossero effettivamente di natura ematica e appartenessero a Rossi, Manghi si è concentrato sul loro aspetto cromatico e, in particolare, sul processo di degradazione dell’emoglobina. Secondo il medico, proprio il colore delle tracce fornirebbe un’indicazione sulla loro collocazione temporale. “Non sono assolutamente, in base alla cromia e alla condizione del degrado dell’emoglobina, compatibili con il giorno stesso dove si è procurato la ferita e nemmeno col giorno prima”.
Manghi ha spiegato che il sangue derivante da una ferita appena prodotta avrebbe un aspetto diverso: “Il colore di un tamponamento immediato tipo l’ala del naso sinistro, il labbro è rosso vivo, non quel colore di degradazione che si vede poi”.
“Degradazione dell’emoglobina di almeno due o tre giorni prima”
È proprio sulla datazione delle tracce che il consulente ha formulato la sua conclusione principale. “Quel colore corrisponde a un degrado dell’emoglobina, quindi scienza non teorie”. Secondo Manghi quelle macchie di sangue sarebbero riconducibili ai tagli ai polsi autoprodotti da Rossi pochi giorni prima del decesso. Anche nella relazione viene spiegato che un eventuale tamponamento delle lesioni all’ala nasale e al labbro avrebbe lasciato sui fazzolettini tracce differenti per colore, forma ed estensione. In particolare, una lesione recente avrebbe prodotto una colorazione rosso vivo.