Mps, giorni decisivi per il rilancio: entro maggio Tesoro primo azionista

Sono giorni decisivi per Monte dei paschi di Siena

Giorni decisivi per il rilancio di Mps, sotto la lente dell’Ue e della Bce, con il Tesoro che potrebbe diventarne il primo azionista gia’ entro maggio ed e’ chiamato intanto a garantire nuova liquidita’ alla banca per poter operare. Il confronto tra il Mef e l’Ue e’ infatti in corso, con Mps che affianca il Ministero e la Bce consulente di Bruxelles per trovare la quadratura del cerchio dell’intervento pubblico, senza infrangere le norme antitrust e garantendo un piano di rientro congruo con le condizioni effettive della Banca.

Nei prossimi giorni pero’ la partita si gioca tra Roma e Siena con l’amministratore delegato Marco Morelli che, dopo una tappa milanese a inizio settimana, si rechera’ nella Capitale per l’audizione in commissione Finanze del Senato, per raggiungere poi Siena il prossimo 19 gennaio e incontrare il resto del consiglio di amministrazione. Per quel giorno dovrebbe essere messa a punto una prima bozza di piano industriale, figlia di quello dello scorso ottobre, naufragato prima di Natale con il flop dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Da allora il titolo e’ sospeso in Borsa per disposizione della Consob, mentre procedono i lavori del cantiere del salvataggio pubblico, con l’intervento del Tesoro per 6,6 miliardi, che diventera’ azionista al 70%, con il benestare di Ue e Bce. Sul tavolo c’e’ il problema delle sofferenze, su cui al momento sono diverse le ipotesi di intervento. Si va dalla creazione di una ‘bad bank’ che se ne faccia carico, con problemi pero’ a livello di Commissione Europea, a nuove svalutazioni, mantenendo in pancia una mole di 45,5 miliardi lordi di Npl, valutati all’incirca la meta’, per i quali bisogna poi trovare i compratori. In queste ore e’ poi rispuntata l’ipotesi di intervento di Quaestio Sgr, tramite il Fondo Atlante.

Una sorta di ritorno al passato, ossia al piano iniziale di smaltimento di 27,7 miliardi di sofferenze lorde, per un valore netto di 9,9 miliardi, ipotizzato fino a Natale, magari con un impegno ridimensionato e il vantaggio di poter contare su una soluzione in passato gia’ approvata dall’Ue. Il progetto pero’, che non trova riscontri al di la’ delle semplici indiscrezioni, si scontrerebbe con il fatto che la coperta di Atlante, impegnato sul fronte delle sofferenze delle ‘good bank’ e, probabilmente, di quelle delle Popolari venete, e’ diventata troppo corta. Uno spiraglio e’ dato dal fatto che le sottoscrizioni sono ancora aperte fino al prossimo 31 luglio, ma occorrerebbe trovare le banche e le assicurazioni disposte a investire nuove risorse in nome di un’operazione di sistema. Per il momento la banca guidata da Morelli deve risolvere il problema della liquidita’ immediata, con la necessita’ di emettere nuovi bond garantiti dallo Stato.

L’istituto ha gia’ annunciato l’intenzione di emettere passivita’ per 15 miliardi quest’anno, in modo da riportare gradualmente la liquidita’ ai livelli di fine 2015, e una prima tranche da 1,5-2 miliardi di euro dovrebbe essere all’ordine del giorno del prossimo Cda. Per poterlo fare e’ atteso il primo decreto attuativo del provvedimento ‘salva-risparmio’ da parte del Tesoro, che deve accordare la garanzia sulle nuove emissioni. Anche qui la torta da spartire e’ fra piu’ soggetti, in quanto potrebbero avanzare le loro richieste di garanzia anche le good bank. Il decreto ‘salva-risparmio’ intanto e’ all’esame del Senato, che dovrebbe chiudere a fine mese con l’approvazione di non molte modifiche. La prossima settimana, intanto, proseguira’ il ciclo di audizioni in commissione Finanze del Senato, con un fitto calendario di incontri con vari soggetti a partire dall’Abi.

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