“I capolavori si fanno quando si vince. Purtroppo, per l’ennesima volta, non mi hanno dato un cavallo all’altezza, un cavallo che avrei voluto montare di prima fascia”, con questo parole Giuseppe Zedde, detto Gingillo, commenta la carriera di ieri pomeriggio.
Un ottimo palio nella Torre con Don Rodrigo, che però non è bastato per raggiungere Tittia. ” Questo non è di certo uno degli ultimi cavalli, è un discreto cavallo, però è chiaro che in questo momento non è un cavallo di prima fascia, che ti dà delle garanzie come te ne danno altri. Non è nemmeno quel cavallo che sembrava così pericoloso. A me non è sembrato. È un cavallo sul quale devi un po’ lavorare in quei giorni, devi capirlo e ci vuole un po’ di umiltà, sfruttando le prove”.
Sicuramente in quegli istanti della mossa c’era una bella battaglia. Probabilmente non è partito tanto bene per quello. Ha subito un po’ la mossa. A differenza di quello che diceva la gente, un po’ la quadra tra me e la stalla si era trovata e comunque il cavallo girava meglio. Se non fosse stato per quello che è successo alla mossa, forse la resa sarebbe stata un po’ diversa. Poi, chiaro, Anda e Bola parla un’altra lingua”.
E su un Palio sempre più complesso, dato l’enorme forza di Tittia: “Tutto si complica dal momento che hai la possibilità di montare un cavallo buono e non lo monti: è già lì che il Palio cambia. Di luglio la sorte non era andata bene, da agosto per altri motivi. Non è facile avere a che fare con Giovanni che è bravo, che monta un cavallo buono, che i sui vantaggi ce l’ha. Certo, con un cavallo inferiore non ci puoi competere. Prima il motivo era perché non vincevo, poi ho vinto e alla fine le occasioni non vengono date neanche quando uno vince. Allora è un continuo dare dimostrazioni. Per carità, è vero, il fantino deve fare questo, però mi sembra che più dimostrazione di così uno non possa fare”.