Si è conclusa poco fa la Messa del Fantino, il tradizionale appuntamento religioso che apre la giornata più attesa dell’anno a Siena, quella del Palio dell’Assunta. Al termine della celebrazione, il Cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo Metropolita di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino, ha condiviso alcune riflessioni sul significato profondo della festa e delle sue radici.
“Maria è e resta il cuore di questa città”. È questo il passaggio centrale delle parole del cardinale Augusto Paolo Lojudice, al termine della Messa del Fantino, nel giorno del Palio. Un intervento che parte dalla Festa e dal lavoro di chi la rende possibile, ma torna anche sul rapporto tra sacro e profano e sulle discussioni che hanno accompagnato il Drappellone del 16 agosto, in particolare sulla rappresentazione della Madonna.
Al termine della celebrazione, il cardinale ha voluto rivolgere un pensiero a tutte le persone che lavorano dietro le quinte del Palio. “Mi sembrava un piccolo segno di gratitudine a chi di fatto lavora nell’ombra, perché non si vedono e non si sentono, ma sono ore e ore di lavoro: chi sistema il tufo, tutta l’organizzazione, le transenne, le forze dell’ordine”.
Un lavoro che, secondo Lojudice, contribuisce a costruire l’immagine stessa di Siena nel mondo. “Tutto per il bene di una città che deve un po’ rispecchiarsi in questa realtà del Palio che la caratterizza, che caratterizza la città in tutto il mondo e che deve essere vissuto con grande dignità”.
Il volto della Madonna e il confronto sul Drappellone
Il discorso si sposta poi sul tema che nelle ultime settimane ha alimentato discussioni e riflessioni: il rapporto tra la dimensione sacra del Palio e l’interpretazione artistica del Drappellone, dopo che il cardinale aveva proposto prorpio a Siena Tv un maggiore coinvolgimento della chiesa (LEGGI QUI)
“Ogni artista esprime in un certo modo, attraverso la sua arte, determinati contenuti. Auspico però una condivisione maggiore di un bozzetto, di un volto”. Il riferimento è soprattutto alla figura della Vergine. “Mi rendo conto che quello che suscita più clamore è il volto della Madonna, che necessariamente deve rispecchiare certi canoni per non toccare tante sensibilità. Quando si è in tanti a guardare quel volto è giusto che si sia anche rispettati in questo”. Il cardinale non parla di censura dell’espressione artistica, ma di un possibile momento di confronto prima che l’opera venga realizzata. “Mi auguro che questa cosa si possa riprendere, riaffrontare, magari risolvere. Non evitare che ci siano queste forme di chi dice una cosa, chi dice un’altra, chi ne pensa una o un’altra. Quello che conta è che Maria è e resta il cuore di questa città”.
Un riferimento preciso è alla Madonna del Voto, custodita nella Cappella del Voto del Duomo di Siena, che Lojudice indica come il punto di riferimento più antico e riconoscibile della devozione mariana senese. “Attraverso soprattutto l’immagine più antica che abbiamo, quella della Cappella del Voto, mi auguro che Maria possa restare nel cuore di tutti i senesi”.
Nel corso dell’intervista viene ricordato anche il precedente del Palio del 2018, quando il Drappellone non fu benedetto. Lojudice, arrivato a Siena l’anno successivo, precisa però quale sia il suo punto di vista su quell’episodio. “Per me il problema non era benedire o non benedire un Palio. Per me era benedire il popolo, il popolo di Dio”.
Una commissione? “In qualche modo è già prevista”
Quanto all’ipotesi di una commissione chiamata a confrontarsi preventivamente sugli aspetti religiosi del Drappellone, Lojudice spiega che uno strumento di questo tipo, in qualche forma, sarebbe già previsto dall’organizzazione del Palio. “Di fatto questa commissione in qualche modo è già prevista proprio dagli articoli, dallo Statuto dell’organizzazione del Palio, che forse è stata un po’ lasciata lì, magari non è stata richiamata in causa”.
Il cardinale precisa di averne già parlato anche con il sindaco. “Al di là della commissione, al di là di quelli che sono i compiti che spettano assolutamente ed esclusivamente al sindaco, magari un bozzetto, soprattutto rivolto a questo tema, il volto di Maria, un occhio da parte mia o di chi per me”.
L’obiettivo, chiarisce, non sarebbe quello di sostituirsi all’artista o alle istituzioni, ma mettere a disposizione competenze e sensibilità. “Abbiamo talmente tanti e bravi esperti in questo campo che c’è l’imbarazzo della scelta”, conclude Lojudice.
Il messaggio del cardinale, nel giorno della Messa del Fantino, torna così a un principio che riguarda non soltanto il Drappellone, ma il significato stesso della Festa: custodire la tradizione senza impoverirla, rinnovarla senza spezzarne il legame con la comunità e fare della dimensione religiosa un elemento di unione, non di divisione.