Rapina con la pistola allo sportello Mps, ma era una messinscena: chiesti 5 anni e 8 mesi per il dipendente della banca

La Procura ha chiesto la condanna per un dipendente dello sportello di Cascano di Murlo, che avrebbe simulato un colpo per appropriarsi di 94mila euro. Ma il legale tuona: "Non c'è movente nè prova del furto, soldi mai trovati"

Di Claudio Coli | 15 Marzo 2024 alle 9:00

Rapina con la pistola allo sportello Mps, ma era una messinscena: chiesti 5 anni e 8 mesi per il dipendente della banca

Una presunta rapina a mano armata, con l’operatore dello sportello costretto a consegnare 94mila euro, poi trovato legato e imbavagliato dal direttore. Ma secondo le accuse era tutta una messinscena. Per questo la Procura di Siena ha chiesto la condanna a 5 anni e 8 mesi, più una multa, per un 38enne dipendente di banca Mps, in servizio allo sportello di Casciano di Murlo.

Una vicenda che ha dell’incredibile

Era l’agosto 2020 quando i Carabinieri della compagnia di Montalcino intervennero di prima mattina nell’agosto 2020 presso la filiale di banca Mps a Casciano di Murlo, ipotizzando sul momento un colpo in pieno stile. Ma in realtà secondo quanto ricostruito anche tramite la visione delle telecamere, non ci sarebbe stata nessuna rapina, anzi sarebbe stata tutta una messinscena da parte di un dipendente della banca per portarsi via il bottino dalla cassetta di sicurezza da quasi 100mila euro. Per questo l’uomo è finito a processo per simulazione di reato, furto, calunnia (avendo accusato della rapina due persone che sarebbero estranee ai fatti) falso e truffa, visto che dopo la presunta falsa rapina l’uomo lamentò problemi di salute legati al fatto e ottenne dall’Inail un certificato di inabilità.

Restano però dei dubbi

La decisione del giudice arriverà a fine maggio ma restano delle zone d’ombra su quanto successo. Il legale difensore dell’imputato, nel chiedere l’assoluzione per il suo cliente ha sottolineato come manchi un movente dal momento che l’uomo non avrebbe avuto alcun problema economico, o debiti di gioco ma al contrario godesse di un buon tenore di vita. E non ci sarebbero a suo carico prove concrete dell’appropriazione del denaro, mai ritrovato, col bottino che non sarebbe mai realmente entrato nella sua disponibilità. Tutti elementi che per la difesa farebbero effettivamente pensare a una rapina.

Claudio Coli

Nato a Siena il 20-07-1990, è iscritto all'ordine dei giornalisti come giornalista pubblicista dal 25 marzo 2013. Ha iniziato a scrivere di sport, in particolare di pallacanestro, seguendo l'epopea della Mens Sana Basket negli anni duemila. È poi passato alla cronaca locale e da alcuni anni si occupa anche di cronaca nera e giudiziaria.



Articoli correlati