Un filo che lega passato e futuro, memoria e speranza, parole e immagini. In occasione del Festa della Liberazione, a San Quirico d’Orcia è stata presentata la rivista “La Resistenza e la nostra Libertà. Guardare a ieri per cambiare il domani”, frutto di un progetto corale nato dall’idea della Vineria Letteraria Vald’O, di Valentina Montisci e Antonio Cipriani, insieme alla sezione locale dell’ANPI.
Un lavoro costruito con e per i più giovani: protagonisti sono infatti le ragazze e i ragazzi delle classi seconda e terza della scuola secondaria di primo grado, guidati dall’artista Marinella Caslini, in arte Disgrafica. Un laboratorio che ha trasformato la memoria storica in un’esperienza viva, concreta e condivisa.
Al centro del progetto, la volontà di “riannodare il filo della memoria”. Attraverso lo sguardo simbolico di una ragazzina che osserva il passato con un binocolo, emergono le ferite della guerra: il paese bombardato, la caduta della Torre del Cassero di San Quirico d’Orcia, la morte lungo le strade, la sofferenza di una comunità travolta dal conflitto. Una narrazione che richiama non solo la storia locale, ma tutte le tragedie contemporanee in cui la vita viene ancora calpestata.

Da qui nasce l’esigenza di tramandare le testimonianze della lotta di Liberazione in Val d’Orcia, già raccolte nel libro “Sul filo della memoria”, pubblicato venti anni fa e oggi riscoperto come strumento educativo. Un patrimonio che gli studenti hanno studiato, discusso e rielaborato, trasformandolo in slogan, immagini e contenuti editoriali.
“L’idea era quella di riprendere questo libro molto bello e restituirlo alla collettività facendolo lavorare dai nostri ragazzi – racconta Antonio Cipriani -. Abbiamo organizzato incontri in classe e un laboratorio con l’artista per creare un manifesto. Da lì è nata anche la rivista: una restituzione su carta di questo percorso, attraversato da un filo rosso che lega il passato ai nostri ragazzi, quindi al futuro”.
Un’esperienza che ha dimostrato quanto anche una storia apparentemente lontana possa diventare vicina. “All’inizio tante cose non le sapevano – spiega Cipriani – ma quando i giovani vengono coinvolti in modo attivo diventano più creativi, più partecipi. Con la serigrafia sono nate idee su idee: si sono appropriati della memoria”.
Il progetto si è sviluppato anche attraverso il workshop “Manifesto a 30 mani”, un percorso di grafica e serigrafia che ha portato gli studenti a costruire un’opera collettiva: una “ballata a 15 voci” capace di fondere esperienze, simboli e linguaggi diversi. Dal disegno individuale al collage finale, ogni ragazzo ha contribuito a un messaggio comune, imparando a lavorare sull’idea dell’altro e a trasformarla in qualcosa di condiviso.
Il risultato è una rivista che è insieme racconto, testimonianza e impegno civile. Un invito a non dimenticare, ma anche a guardare avanti: perché la libertà conquistata oltre ottant’anni fa continui a vivere nelle nuove generazioni.
“Guardare a ieri per cambiare il domani” non è solo uno slogan, ma un dovere collettivo: tenere viva la memoria per costruire un futuro più giusto e di pace. Anche, e soprattutto, attraverso lo sguardo delle ragazze e dei ragazzi.