Siena: "Attenti alle trappole web, provocano per incassare risarcimenti". L’avvertimento dell’avvocato Pagni

L'intervista al legale senese a Buongiorno Siena: "Tante lettere fotocopia con richieste di migliaia di euro per evitare le querele. Dissentire è lecito, ma mai offendere"

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L’avvocato Riccardo Pagni, ospite di Buongiorno Siena, lancia un avviso netto agli utenti: attenzione alle provocazioni online studiate da opinionisti e personaggi pubblici per spingere alle offese e poi chiedere denaro in cambio della rinuncia alla querela.

Il fenomeno: provocazioni mirate e lettere fotocopia

Pagni racconta di aver visto in studio un’ondata di casi recenti: utenti che, dopo aver risposto in modo scomposto a post di opinionisti, giornalisti o professionisti molto “polarizzanti”, ricevono lettere standardizzate con richieste di denaro per evitare la querela.

«Arrivano lettere tutte uguali: allegano la verifica fatta con la Polizia Postale per identificarti e poi scrivono che il risarcimento è 3.500 o 4.000 euro. Se paghi entro dieci giorni, eviti la querela. È lecito, ma suona strano»

Secondo il legale, quando queste richieste vengono inviate a decine di persone, il conto diventa pesante: «Inviate a 40-50 utenti, si trasforma in una speculazione da 120-130 mila euro».

Cosa rischia chi risponde male

Il confine tra critica e diffamazione, avverte Pagni, è sottile: basta un insulto per oltrepassarlo, con conseguenze concrete e costose.

«Si può dissentire e argomentare, ma bisogna evitare frasi tipo “sei uno scemo”, “sei un cretino”. Si travalica il diritto di critica e si rischia un processo per diffamazione a mezzo stampa, con prove tangibili e spese legali»

Perché i social aggravano la diffamazione

Gli interlocutori “provocatori”, sostiene l’avvocato, conoscono le dinamiche dei media e sanno come innescare reazioni. Il problema è la platea: online non è come parlare in salotto.

«Sono esperti di comunicazione: sanno cosa dire e come dirlo. Le persone pensano di parlare tra amici, invece scrivono davanti a migliaia di utenti. Più ampia è la platea, più grave diventa la diffamazione»

Il consiglio pratico: rispondere sì, ma con misura

Pagni non invita al silenzio, ma alla disciplina linguistica. Rispondere è legittimo: conta come lo si fa.

«Diamo risposte pertinenti, motivate, educate. Esporre la propria posizione va bene, ma evitiamo gli insulti: non servono e ci mettono nei guai»

Il messaggio finale è una regola semplice per restare al sicuro e non alimentare “speculazioni” legali:

«State attenti e statevi accorti: sui social niente offese. È l’unico modo per non fare il gioco di chi provoca apposta»



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