Il Palio lontano dal tufo, dagli scatti più consueti e dai suoi momenti ufficiali. Il Palio delle attese, dei volti, dei gesti e delle emozioni che precedono l’ingresso in Piazza. È questo il cuore della mostra fotografica “Siena e il Palio: Ieri e Oggi, un viaggio attraverso il tempo, lo sguardo e le emozioni”, inaugurata oggi al Campansi e visitabile fino al 25 ottobre.
Protagonista dell’esposizione è Augusto Mattioli, fotografo e fotoreporter senese, che attraverso 61 scatti, realizzati dagli anni Settanta a oggi, accompagna il visitatore dentro una dimensione meno conosciuta ma profondamente autentica della Festa. Fotografie in bianco e nero, alcune realizzate con la pellicola e altre in digitale, che raccontano soprattutto ciò che accade prima: i monturati, i figuranti, la preparazione del corteo storico e quel tempo sospeso nel quale cresce l’emozione dell’attesa.

“Io faccio fotografie senza prepararle – racconta Mattioli –. Vedo, osservo e scatto, poi quello che viene, viene. Ho cercato di raccontare soprattutto le emozioni delle persone mentre aspettano il cavallo oppure aspettano di entrare in Piazza. È una carrellata di emozioni e spero di averle rese attraverso le facce delle persone“.
È proprio questo lo sguardo che caratterizza il percorso espositivo: una fotografia nata dall’osservazione e dalla capacità di cogliere l’attimo, senza costruirlo. “Questa è la mia fotografia – prosegue Mattioli –. Altri magari preparano lo scatto, vanno sul posto, osservano. Io ho fatto anche il giornalista e ho sempre portato con me la macchina fotografica: macchina fotografica e scrittura, e si fa il servizio. È questo il mio modo di fotografare”.

Gli scatti esposti attraversano decenni di storia senese e raccontano un Palio che cambia nei dettagli, negli strumenti con cui viene fotografato e nel trascorrere del tempo, ma che conserva intatta la propria anima. Un patrimonio di memoria, identità e appartenenza, restituito attraverso immagini che si soffermano soprattutto sui protagonisti e sulle loro espressioni.
«Sono 61 fotografie di vari anni – spiega Mattioli – alcune fatte con l’analogico e altre con il digitale. Il digitale magari è più delineato, più preciso, però a me piacciono molto anche le fotografie fatte con il negativo. Quando fai una fotografia con il negativo non vedi subito il risultato, mentre oggi fai una foto, la guardi e se è venuta male la ripeti. Però quando la ripeti perdi il momento. Ed è proprio il momento che a me piace”.

Un momento, dunque, irripetibile. È questa la cifra che unisce fotografie apparentemente lontane nel tempo e che rende la mostra un vero viaggio nella Siena di ieri e di oggi. Per Mattioli, vedere ora questi scatti raccolti negli spazi del Campansi rappresenta inevitabilmente anche un’emozione personale, ma senza alcuna idea di fermarsi: “Avendo raggiunto ormai una certa età è un’emozione – sorride – ma non credo di poter dire: chiudiamola qui e festa finita. Si fanno le cose che è possibile fare. Tra l’altro il mio archivio è piuttosto robusto e fornito, potrebbe permettere di realizzare altre venti o trenta mostre, con cose molto diverse: viaggi, politica, personaggi politici. Questa è una parte della mia fotografia”.

E proprio il Campansi diventa qualcosa di più di una semplice sede espositiva. La mostra si inserisce infatti nel rapporto tra la città, la sua storia e le strutture di Asp Città di Siena, trasformando gli spazi della residenza in un luogo aperto alla cultura, alla memoria e alla socialità.
“Come dice il titolo della mostra, Emozioni, direi che mai un titolo fu così adeguato alla situazione – sottolinea il presidente di Asp Siena Guido Pratesi -. È la seconda mostra del professor Mattioli e, da quando è qui da noi, sta diventando una fucina e uno stimolo anche per noi, con suggerimenti vari. Sta animando questo luogo e dando una sensazione di continuità che per noi rappresenta il massimo della ricerca. Il cittadino, a un certo momento del proprio percorso di vita, arriva in una struttura protetta ma può continuare, insieme alle persone con cui magari ha cominciato l’asilo infantile, a vivere e a socializzare. Questo è il massimo. E lo dobbiamo anche al professor Mattioli, alle sue idee e alla sua volontà di realizzare questa continuità nella vita”.

Così, tra le pareti del Campansi, le fotografie di Augusto Mattioli non raccontano soltanto il Palio, raccontano il tempo che passa e si trasforma in memoria, senza cancellare le radici. Volti che attendono di entrare in Piazza, gesti rubati prima del corteo, emozioni fissate in un istante che, grazie alla fotografia, continua a vivere. Un viaggio nella Siena più autentica, dove, come suggerisce lo spirito stesso della mostra, il tempo non passa mai invano: diventa storia.
